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CALL FOR PAPERS - Sezione "Testimonianze" 2025

2024-12-10

CALL FOR PAPERS / Sezione "Testimonianze" eSamizdat 2025 (XVIII)

ATTRAVERSARE LA CRISI: BILANCI E PROSPETTIVE DI UN DIBATTITO AUTORIFLESSIVO

In quattro anni di guerra la slavistica è stata attraversata, con tempi e accenti diversi, da una trasformazione che ha investito tanto l’oggetto del suo studio quanto i modi di definirlo e delimitarlo. Mentre il dibattito internazionale ha spesso scelto la via di una revisione radicale, la riflessione italiana si è sviluppata con maggiore frammentarietà, articolandosi più in iniziative individuali o civili – in primo luogo quella esemplare di Memorial – che in un confronto organico e interno al campo disciplinare. Oggi, con la crisi che si rivela sempre più strutturale e indice di contraddizioni irrisolte nell’accademia e nella società, appare nondimeno utile tornare a interrogarsi su ciò che definisce la nostra ricerca, i suoi linguaggi e le sue finalità. Molti punti chiave restano in attesa di una trattazione più sistematica: la capacità della comunità scientifica di farsi terreno di elaborazione critica sul presente in un panorama mediatico sovraesposto alle semplificazioni; l’importanza del dialogo della slavistica con altre discipline nell’ambito delle scienze sociali e i rischi di un’eccessiva settorializzazione del sapere; la stratificazione di rappresentazioni collettive legate al mondo russo e slavo e l’urgenza di riesaminarne pertinenza storica e implicazioni attuali. La Sezione Testimonianze di “eSamizdat” 2025 (XVIII) intende promuovere una discussione condivisa in tal senso, muovendo da un questionario aperto che raccolga considerazioni e punti di vista diversi sullo stato della crisi e sulle sue ricadute disciplinari.

Ringraziamo le colleghe e i colleghi che aderiranno rispondendo, anche selettivamente, ai seguenti quesiti, e ci auguriamo che tali spunti possano contribuire a rilanciare il dibattito in altre sedi.

 

Deadline per la consegna: 31 dicembre 2025 (esamizdat@esamizdat.it)

                                                                                            

1. Identità e memoria disciplinare

 1.1. Come definirebbe la crisi che, a vario titolo, attraversa oggi il ‘mondo slavo’ e, per estensione, le modalità con cui la slavistica italiana si confronta con i propri oggetti e strumenti di lettura?

 1.2. Il dibattito internazionale sulla ‘decolonizzazione’ dei Russian studies ha portato in primo piano la questione dell’etica e del perimetro della disciplina. A quattro anni di distanza, e stemperata forse l’iniziale polarizzazione delle posizioni, quali spunti ritiene più fecondi per il contesto italiano?

 1.3. Negli ultimi anni diverse iniziative – celebrazioni istituzionali, ricostruzioni genealogiche, ricordi di maestri e scuole – hanno contribuito a consolidare una memoria comune della disciplina. In che modo tale eredità può costituire la base per misurarsi con le sfide interpretative del presente?

 1.4. Quali sedi e quali formati di discussione interna ritiene oggi più utili per la nostra comunità scientifica? Quali pratiche dovrebbero essere rafforzate, e quali eventualmente elaborate ex novo?

 

2. Etica, pedagogia e politica del sapere

 2.1. Quali effetti hanno avuto, sul piano didattico e formativo, la guerra e la sospensione degli scambi accademici con la Federazione Russa? Come sono cambiati, se lo sono, i programmi dei nostri corsi e l’interesse degli studenti per la lingua e la cultura russa?

 2.2. Una parte del discorso mediatico (si veda ad esempio il ‘caso Nori’) ruota attorno all’idea che in Occidente prevalga un atteggiamento russofobico, culminato dopo il 2022 in operazioni di ‘cancel culture’. Come valuta questa percezione alla luce della sua esperienza scientifica e didattica?

 2.3. Nel quadro della nuova centralità assunta dallo spazio post-sovietico nel dibattito pubblico, quale ruolo può svolgere oggi la nostra disciplina e quale contributo specifico può offrire alla lettura del presente?

 2.4. Ritiene che tra studio scientifico e approccio divulgativo possa esserci una ‘terza via’ che, conciliando i due orientamenti, riesca ad avvicinare maggiormente la russistica e, in generale, la slavistica italiana al grande pubblico?

 

3. Metodo, rappresentazioni, prospettive

 3.1. La russistica ha teso talvolta a separarsi, da un lato, dalle altre aree della slavistica e, dall’altro, dai campi contigui del sapere (storia dell’Europa orientale, scienze politiche, antropologia e sociologia della cultura, etc.). Come interpreta questa tendenza e come ritiene si possa superarla?

 3.2. Quale equilibrio ritiene oggi auspicabile tra l’analisi testuale e l’attenzione ai contesti storici, culturali e sociali? La tradizionale opposizione tra ‘morfologia’ e ‘storia’ è uno strumento euristico valido o rischia di limitare la nostra capacità di leggere organicamente sia il passato che il presente?

 3.3. Stereotipi come l’‘anima russa’, il ‘popolo russo’ o la ‘grande letteratura russa’ continuano a occupare uno spazio centrale nella divulgazione culturale occidentale. Quali strumenti critici la slavistica italiana può mettere in campo per ripensarne origini, funzioni e usi contemporanei?

 3.4. Quali prospettive e direzioni di sviluppo intravede per la slavistica italiana, sul piano epistemologico, metodologico e pedagogico, e in che modo la nostra comunità scientifica può farsi oggi laboratorio di un pensiero plurale, capace di unire rigore filologico e apertura civica?