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solo di questa traduzione [Dall'incipit dell'introduzione]
La
creazione nella prima metà degli anni Venti in Russia del
cosiddetto “Pinkerton rosso”, un genere di romanzi che coniuga
trame avventurose a messaggi ideologici corretti dal punto
di vista dei bolscevichi al potere, trova, come espressione
di agitazione politica, il suo presupposto teorico nella revisione
leninista della dottrina di Marx. Secondo il filosofo tedesco,
il processo storico della lotta di classe avrebbe condotto
inevitabilmente alla rivoluzione spontanea del proletariato
contro la società borghese giunta nella fase della sua decadenza.
Lenin, come è noto, si discostava da questo assunto, sostenendo
che le classi più umili non possedevano gli strumenti intellettuali
adatti a comprendere i propri interessi (la fede nell’ineluttabilità
della rivoluzione e nell’idealità dell’ordinamento comunista
della società non era messa in discussione), e dunque non
si sarebbero ribellate di propria volontà all’ordinamento
capitalista iniquo; perché si attuasse la rivoluzione proletaria
occorreva in via preliminare che l’avanguardia del Partito,
costituita dagli intellettuali comunisti, istruisse le masse
incolte. In questo senso per Lenin istruzione e addottrinamento
politico sono due facce della stessa medaglia e per questa
ragione, nello stato sovietico dei primi anni, gli enti preposti
all’istruzione sono gli stessi incaricati della gestione della
propaganda politica.
Propaganda e agitazione furono uno degli aspetti più importanti della politica dei bolscevichi e fu anche grazie alla loro abilità in queste pratiche, maturata in anni di clandestinità, se il governo bolscevico riuscì a resistere alle aggressioni e alle enormi difficoltà degli anni del comunismo di guerra. L’urgenza era quella di attirare alla causa rivoluzionaria strati di popolazione quanto più ampi possibile per poter sconfiggere i nemici, la trasmissione della dottrina marxista-leninista, nella sua forma più ortodossa, avrebbe avuto luogo successivamente. Le campagne di agitazione in quegli anni, risentendo di questa urgenza, erano strillate, convulse, estremamente fantasiose e folli, sgangherate e mancanti di coordinazione: battelli e treni di agitazione (agitparochody, agitpoezda) percorrevano in lungo e in largo lo sterminato territorio della Russia; lungo le linee ferroviarie si organizzò una rete di punti di agitazione (agitpunkty), piccole biblioteche che ospitavano spettacoli teatrali e proiezioni di agitki (filmati agitatori); nelle campagne e nei villaggi si organizzarono salette di lettura fornite di giornali e classici della letteratura marxista (izby-čital’ni); nelle città si promosse la cosiddetta propaganda monumentale: ai monumenti del vecchio regime se ne sostituirono altri per celebrare i nuovi miti sovietici; le vecchie feste religiose cedettero il passo a nuove celebrazioni laiche che si traducevano spesso in sfilate blasfeme, i cosiddetti carnevali politici (politkarnavaly), organizzati dall’Unione dei giovani comunisti; manifesti e slogan furono affissi dappertutto, celebri le “finestre” della Rosta, l’Agenzia telegrafica sovietica, del duo Majakovskij-Čeremych.
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