"Il cattivo maestro e la congiura
del silenzio: appunti e testimonianze su Raspad atoma
di Georgij Ivanov", eSamizdat
2004 (II) 2, pp. 205-210
GEORGIJ IVANOV PROSATORE E PRIME REAZIONI ALL’ATOMO
Georgij
Ivanov (1894-1958), poeta tra i più noti dell’emigrazione
russa, durante tutto il corso della sua vita non trascurò
mai la prosa. Di lui come prosatore ci restano infatti: diversi
racconti (più volte rielaborati); un romanzo (
Tretij Rim
[
La terza Roma]) volutamente incompiuto (e tradotto
n italiano ); una serie di “memorie romanzate” sulla bohème
pietroburghese prima e durante la rivoluzione (
Peterburgskie
zimy [
Gli inverni pietroburghesi] e
Kitajskie
teni [
Le ombre cinesi]), che, vivo ancora l’autore,
suscitarono grande scandalo per la quantità di imprecisioni,
invenzioni e menzogne; vari saggi critici; un libro di carattere
storico (
Kniga o poslednem Carstvovanii [
Libro
dell’ultimo Regno]); e naturalmente
Raspad atoma
[
La disintegrazione dell’atomo]. Ivanov stesso manifestò
più volte di tenere in altissima considerazione la propria
prosa e di avere particolarmente a cuore proprio l’
Atomo.
In una lettera a Vladimir Markov dell’11 giugno 1957 ad esempio
scrive: “l’Atomo mi è davvero molto caro [...] Lo considero
un poema e ritengo che il suo contenuto sia religioso”.