Figura
centrale della letteratura di una Polonia tornata finalmente
nel 1918 a essere se stessa, autore in continuo sviluppo e
in continua rielaborazione e ridefinizione dei propri modelli
culturali di riferimento, Bruno Jasieński (1900-1938) si muove,
nell'ambito del ritardato e breve (1921-1923) futurismo polacco,
fra l'influsso iniziale dei
poezoconcerty di Igor'
Severjanin (
But w butonierce, Kraków 1921) e l'impegno
di guida morale del futurismo cracoviano. Jasieński aveva
trascorso gli anni della Prima Guerra Mondiale a Mosca dove
respirò l'atmosfera rivoluzionaria in atto in Russia sia nella
società che, soprattutto, nella cultura. Gli influssi del
futurismo russo (e in parte di quello italiano) su quello
polacco in generale e su Jasieński in particolare sono molteplici,
evidenti, dichiarati. Identico era il desiderio di rinnovamento,
di rivolta, di partecipazione, di sperimentazione, di scandali.
Jasieński fu il promotore instancabile, l'anima teorica e
pratica del futurismo polacco, l'autore della maggior parte
dei manifesti del versante cracoviano, in cui proclamava il
carattere di massa, universale e democratico dell'arte e l'assoluta
necessità di impiegare un materiale minimo a fronte del massimo
dinamismo del contenuto. Jasieński era consapevole del ritardo
del fenomeno ma conscio che, soprattutto dopo il 1918, per
la Polonia doveva aprirsi una stagione nuova e libera (dagli
ideali tardo-romantici, dal modello castrante della "Polonia-Cristo
delle Nazioni") e che per farlo c'era bisogno di una
spinta tanto violenta quanto rapida. Infatti nel 1923 sarà
lo stesso Jasieński a decretare la fine del futurismo polacco:
"Ja ju
ż "futurystą" nie jestem, podczas
gdy państwo wszyscy jesteście futurystami". Nel 1926
scrive il suo capolavoro,
Słowo o Jakubie Szeli,
poema a metà strada fra il modello agiografico e quello fiabesco.
Nel 1925, all'inizio di una profonda crisi creativa, abbandona
definitivamente la Polonia per vivere qualche anno a Parigi,
da dove fu espulso dopo la pubblicazione su L'Humanité di
Palę Paryż (1928), per poi emigrare in Unione Sovietica.