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[Dall'incipit
dell'introduzione]
Quattro prose di Osip Mandel’štam. Un
invito alla lettura , eSamizdat
2005 (III) 1, p. 185
Dopo
gli entusiasmi dei primi anni Novanta, tanto in Russia quanto
in Italia l’opera di Osip Mandel’štam sembra essere stata,
se non dimenticata, quanto meno accantonata. Se tuttavia in
Russia l’attività di ricerca, pur con minore risonanza rispetto
al recente passato, continua a muoversi secondo due direttrici
che fanno rispettivamente capo a Pavel Nerler, curatore della
più recente raccolta completa delle opere di Mandel’štam (Sobranie
sočinenij, a cura di P. Nerler e A. Nikitaev, Art Biznes
Centr, Moskva, 1993-1997) nonché fondatore della Mandel’štamvskoe
obščestvo [Società Mandel’štam] e a Michail Gasparov, curatore
del volume della collana “Biblioteka poeta” dedicato alla
sua opera poetica (Polnoe sobranie stichotvorenij,
a cura di M. Gasparov e A. Mec, Sankt Peterburg, Gumanitarnoe
agenstvo Akademičeskij proekt, 1995) e le cui ricerche hanno
ottenuto nuova visibilità grazie all’attività editoriale di
Maksim Šapir, uno dei suoi allievi più originali, ben diversa
appare la situazione italiana. A un autore di capitale importanza
come Osip Mandel’štam – poeta russo di origini ebraiche, che
ha vissuto in prima persona alcuni degli avvenimenti più significativi
e sconvolgenti del secolo scorso, dalla fervida atmosfera
delle avanguardie alla prima guerra mondiale, dalla rivoluzione
alla guerra civile e infine alla repressione staliniana –
la grande editoria italiana dedica infatti uno spazio scarso
e molto lacunoso, negandogli l’onore dei Meridiani o di un
volume Adelphi più completo di quelli apparsi in passato,
e abbandonandolo alle premurose cure della piccola e media
editoria che, nonostante i suoi sforzi, non può garantirgli
la sufficiente diffusione.
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