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[Dall'incipit
della traduzione]
Le
scrittrici costituivano un eccesso non solo perché attiravano
i lettori in un territorio fatto di assenza di diversificazione
e di caos corporale. Semplicemente, erano in troppe. Ne arrivavano
continuamente di nuove. Eppure il numero delle scrittrici
menzionate negli articoli citati era solitamente limitato
a quattro. Perché? Non lo so, ma per qualche motivo non si
poteva superare questo numero. Successivamente il recensore
ne sceglieva una tra queste quattro e la contrapponeva alle
altre tre. Solo questa rispondeva ai requisiti del concorso,
si muoveva nel mondo dei valori elevati e delle verità irraggiungibili.
L'eccessiva presenza delle altre, già ridotta dal numero,
si trasformava con ciò in una assenza. La posizione di "pura
tra le donne'' era incredibilmente piacevole (una volta mi
sono trovata in questa situazione, per errore, e ho analizzato
precisamente le mie sensazioni). Non era però una posizione
comoda. Ottenuta in virtù di un capriccio, a titolo di uno
sguardo che non si identifica mai con il mio, mostrava che
si ottiene qualcosa sempre in cambio di qualcos'altro. Si
poteva osservare il mondo dal luogo in cui si era appena raggiunto
un equilibrio, mentre laggiù in basso, in mezzo alla sporcizia,
si trovavano le rimanenti. Le estranee. Le altre.
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