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solo di questa traduzione [Dall'incipit
dell'introduzione]
"“La natura si insinua negli spazi vuoti
tra le parole''. Breve introduzione a Julian Stryjkowski",
eSamizdat
2004 (II) 3, pp. 159-162
``Un
classico della letteratura polacca'', ``il più interessante
fenomeno letterario ebraico in Polonia'', con definizioni
di questo tipo si rimarca la posizione di Julian Stryjkowski
(1905-1996) come figura importante nel panorama letterario
della Polonia del Novecento e al tempo stesso si sottolinea
la sua duplice condizione di scrittore ebreo e polacco. Proprio
intorno alla questione del significato della sua appartenenza
a culture diverse, al problema del rapporto tra desideri personali
e massimi sistemi (religione, politica), alla ricerca di una
propria identità tra tradizione e innovazione, si snoda il
percorso letterario di Julian Stryjkowski.
Tra le possibili chiavi interpretative e modalità di presentazione
dello scrittore, quella linguistica fornisce indubbiamente
un punto di vista prezioso e originale, soprattutto considerando
il suo doppio status di fattore identitario e metaforico.
Nel primo caso la lingua parlata rende membri di una cultura
specifica di cui si può essere portavoce, o contestatori con
una gamma infinita di possibilità intermedie, mentre le altre
lingue che caratterizzano il nostro esistere culturale intorbidano
la limpidezza di una chiara appartenenza a un sistema collettivo,
portando ciascuno a soluzioni identitarie differenti e personali.
Nel secondo caso per lingua dobbiamo intendere non solo un
concreto sistema comunicativo ma anche una serie di modalità
di espressione o della sua assenza: silenzi, incomunicabilità,
volute omissioni o discorsi prescelti, comunicano involontariamente
o coscientemente informazioni fondamentali sulla propria visione
del mondo e sulla propria persona, tracciano distanze e avvicinamenti
con il mondo e gli altri. Nel caso specifico dello scrittore
avremmo a che fare soprattutto con allontanamenti, mascheramenti
e fughe. Come afferma Grażyna Borkowska, ``we are talking
about the distance between the writer and his place of origin,
about the language that possesses his self-expression, and
the ideology that gives a chance of survival. This distance
must be understood as a need to balance oneself, as a kind
of order imposed on external reality, as an attempt to hinder
the destructive pressure of borderline elements, and as a
refuge''.
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