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[Dall'incipit della traduzione]
Fra i temi universali del folclore dei popoli di tutto
il mondo grande importanza riveste l'antinomia
fra la “casa” (spazio della cultura, “proprio”, sicuro, difeso
da numi tutelari) e l'anticasa, la “casa nel bosco”
(spazio “altrui” e diabolico, luogo di morte temporanea,
visto che il capitarci equivale a visitare l'aldilà).
I modelli arcaici di coscienza legati a tale opposizione
rivelano una grande stabilità e produttività nello sviluppo
successivo della storia della cultura. Nella poesia di
Puškin della seconda metà degli anni Venti e degli anni
Trenta dell'Ottocento il tema della casa è il fulcro
ideologico che racchiude in sé i concetti di tradizione
culturale, storia, umanità e autonomia dell'individuo.
In Gogol’ esso assume forma definitiva come contrapposizione
fra, da una parte, la Casa e il suo diabolico
contrario (la casa di tolleranza, l'ufficio dei Racconti di
Pietroburgo) e, dall'altra, fra il vagabondaggio e la Strada
come valore elevato e il sordo egoismo della vita casalinga.
In Dostoevskij l'archetipo mitologico si fonde con la
tradizione gogoliana: il protagonista - un abitante del
sottosuolo e di stanze-tomba, che di per s´e sono spazi
di morte - deve, vincendo la morte, attraversare una
“casa di morti” per rinascere e rigenerarsi.
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