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[Dall'incipit dell'articolo]
Lasciarsi
catturare da quel grandioso dialogo
dei massimi sistemi che vivifica e forse anche ingombra
il cinema sovietico degli anni Venti, col realismo
socialista alle soglie che attende il suo momento,
dialogo ancor oggi continuato da devoti scolari (tra i
quali non mancano come si conviene anche i Simplici),
si rischia di perder di vista i contorni precisi del paesaggio
che lo sottintende, e che non può essere taciuto.
La produzione cinematografica, prima del “comunismo
di guerra” (in genere dominata dagli agit-film)
e poi, soprattutto, degli “anni Venti” è ancora, specie
in occidente, un continente quasi tutto da esplorare,
ove si escludano naturalmente le opere dei teorici di
cui qui non è questione: eppure il panorama cinematografico più quotidiano e medio di quegli anni è il
sottaciuto o dichiarato antagonista delle grandi pagine
teoriche, servendo almeno come insostituibile reagente,
come necessario contraltare.
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