Vjačeslav Rybakov, Perdite antiche, a cura di Stefano Bartoni, eSamizdat 2007 (V) 1-2, pp. 429-445

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[Dall'incipit]
A partire dagli anni Novanta del XX secolo, l’interesse per la storia diventa una caratteristica pressoché dominante all’interno del mondo della fantascienza russa. La fantascienza storica, che già dagli anni Settanta inizia a ricostituirsi dopo un lungo periodo di silenzio , negli anni Novanta, con la liberalizzazione del mercato e la caduta dei tabù ideologici, vive un periodo di eccezionale fioritura, come sottolineano Elena Petuchova e Igor΄ Černyj nel loro fondamentale lavoro Sovremennyj russkij istoriko-fantastičeskij roman [Il romanzo storico di fantascienza russo contemporaneo]: “la fantascienza storica russa ha raggiunto una particolare floridezza negli anni Novanta, quando si è formata un’intera pleiade di autori che si occupano di questo aspetto: Kir Bulyčev, A. Valentinov, V. Zvjagincev, A. Lazarčuk, A. Mart΄janov, V. Rybakov, V. Sveržin e altri”.
Il più diffuso dei sottogeneri della fantascienza storica è indubbiamente quello della “storia alternativa”, in cui l’autore arbitrariamente decide un momento zero, una data dopo la quale la storia cessa di essere quella che noi conosciamo e inizia a seguire un percorso alternativo. È evidente, come giustamente sottolineano Petuchova e Černyj, che un tale sottogenere poteva svilupparsi pienamente solo negli anni Novanta, dopo il crollo dell’Unione sovietica: “nell’ambito di una società totalitaria con la sua ‘unica vera’ ideologia marxista-leninista e la sua ‘concezione materialistica’ della storia, ogni tentativo di revisione delle lezioni di Clio veniva percepita come un attentato alle fondamenta del sistema. Non c’era posto nella fantascienza sovietica per la storia ‘al condizionale’”. [...]
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