Karel Michal, Il misterioso pollo parlante del selciatore Houska, a cura di Nicla Mazzoni, eSamizdat 2007 V) 1-2, pp.419-427

Scarica il Pdf completo di questo contributo
[Dall'incipit]
In una cultura in cui per anni aveva dominato una forte avversione per la maggior parte delle espressioni “borghesi” dell’arte, debuttare nella prosa con un romanzo giallo, esempio classico di letteratura “corrotta”, era sicuramente sintomo sia di un radicale cambiamento degli equilibri politici e sociali sia di un grande coraggio.
Pavel Buksa, in arte Karel Michal, con le sue opere e i tempi che hanno scandito i suoi successi, rientra sicuramente nei “sintomi” del cambiamento che stava trasformando il tessuto sociale e artistico della Cecoslovacchia nei primi anni Sessanta. Un’analisi delle sue prime opere può aprire un piccolo squarcio sui sensibili cambiamenti dell’epoca, riflessi nelle mutazioni letterarie.
Col suo primo racconto pubblicato su Plamen, Michal si inserisce perfettamente all’interno della tendenza ad elaborare prose brevi, agili, maggiormente in grado di passare attraverso le maglie della censura. Tramite la forma del racconto, l’autore immortala dei piccoli quadretti di vita quotidiana, introduce persone comuni, con caratteri e problematiche lontane anni luce dagli stereotipi degli eroi del realismo socialista. L’attenzione per il quotidiano e per i dettagli anche mediocri e banali della vita normale rientra in quel riavvicinamento alla vita di tutti giorni che caratterizzava molta della produzione artistica del periodo. I personaggi fantastici, che popolano questi racconti, rivestono molteplici funzioni, sia stilistiche che strutturali. Il contrasto scaturito dall’incontro dei protagonisti umani con gli esseri o i fenomeni sovrannaturali permette allo stesso tempo di rafforzare l’umorismo e la comicità delle situazioni, già prodotta dallo stile stesso della scrittura, e di aprire delle contraddizioni esistenziali spesso irrisolvibili. In questo senso Michal, nonostante gli elementi fantastici dei suoi racconti, si può considerare uno scrittore con una grande capacità di descrizione del reale. Superata l’analisi superficiale del testo, che appare come il risultato originale della compenetrazione della novella umoristica con la fiaba popolare, si comprende come l’autore stia affondando negli strati sempre più profondi della palude della società socialista. “Il prodotto di questi incontri di razionale con irrazionale, passato e contemporaneità, ideale e reale, è l’assurdità”, non come conseguenza, ma come presupposto, vera e propria qualità di quella società. [...]
Scarica il Pdf completo di questo contributo

 
© eSamizdat 2003-2011, Alessandro Catalano e Simone Guagnelli