Konstantin Vaginov. Oberiuta per caso, a cura di Milly Berrone, eSamizdat 2007 (V) 1-2, pp. 97-112

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[Dall'incipit]
Konstantin Vaginov – ricorda Igor´ Bachterev nelle sue memorie – non frequenta il cosiddetto “studio” sulla Nadeždinskaja in cui si riuniscono i futuri oberiuti: è “disperatamente impegnato” nella stesura del suo primo romanzo, Kozlinaja pesn´ [Il canto del capro, 1927]. Non contribuisce all’organizzazione della serata Tre ore di sinistra: è molto preso dal suo libro. Non prende parte con Zabolockij all’esibizione prevista per la primavera del 1928: si ammala. Viene tuttavia accettato con entusiasmo come membro del gruppo. Il suo nome appare sul manifesto ed è proprio lui che nella sala del Dom pečati, di fronte a un pubblico stupito e perplesso, riscuote più successo, esibendosi con atteggiamento impassibile, benché accompagnato dalle evoluzioni di una ballerina. Il distacco con cui Vaginov affronta la lettura pubblica dei suoi versi caratterizza anche la caricaturale descrizione della serata presente nel suo secondo romanzo Trudy i dni Svistonova [Le opere e i giorni di Svistonov, 1929], in cui egli rappresenta se stesso nella figura della scrittrice Mar´ja Stepanovna:

Svistonov entrò alla Casa della stampa. C’era una serata letteraria. Interveniva una giovane scrittrice. Dopo sette anni di un’attività letteraria realmente gloriosa, che aveva incatenato lei alla sua attività e a lei i cuori della parte migliore della società, aveva svelato l’inganno, a tal punto intollerabile e cinico da far abbassare a tutti lo sguardo, provando uno spiacevole vuoto interiore. Dapprima uscì un uomo, tirandosi dietro un cavallino giocattolo, poi un ragazzo fece la ruota, poi lo stesso ragazzo in calzoncini attraversò la sala su un triciclo verde, dietro di lui fece la comparsa Mar´ja Stepanovna. “Si vergogni, Mar´ja Stepanovna!”, le gridavano dalle prime file. “Cosa fa con noi?”. Senza sapere esattamente perché si esibisse, Mar´ja Stepanovna con voce uniforme lesse i suoi versi. [...]
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