Rosanna Giaquinta, “Ipocondriaca. Oberiu, o della marginalità”, eSamizdat 2007 (V) 1-2, pp. 15-17

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[Dall'incipit]
Oggi la poetica di Oberiu (uso tale denominazione in modo assolutamente convenzionale, non prendendo deliberatamente in considerazione le innumerevoli specificità che differenziano i singoli componenti di questo cosiddetto gruppo) è stata studiata in modo approfondito e multilaterale, e gli studiosi hanno a disposizione un vasto materiale testuale e numerosi ed eccellenti spunti ermeneutici. Di tale processo ha beneficiato soprattutto Charms, assai meno Vvedenskij, quasi per nulla Olejnikov.
Se dunque il destino letterario (e non solo letterario) di questi autori è stato, durante la loro vita, decisamente tragico, gli ultimi decenni del Novecento hanno portato loro una piena riabilitazione, un ritorno con tutti gli onori, compreso quello della giusta collocazione nella cultura europea. Si impone comunque una riflessione: altrettanto tragico fu il destino di personalità come Gumilev, l’Achmatova, la Cvetaeva, Bulgakov, Zoščenko, Platonov, ma questi ultimi ebbero modo, in vita, di essere realmente presenti nella coscienza letteraria del loro tempo, presenti sia per il critico che per il lettore, già prima che il terrore staliniano li riducesse al silenzio o li annientasse anche fisicamente. Esistevano come autori completi, autonomi, portatori di una loro poetica individuale all’interno della letteratura ufficiale, anche se i loro rapporti con quest’ultima erano i più diversi. Per una questione puramente generazionale avevano avuto il tempo e il modo di manifestarsi, di pubblicare, di inserirsi nel dibattito culturale della loro epoca. Gli oberiuti, al contrario, è come se non fossero esistiti affatto. Non ebbero la possibilità di pubblicare, tennero solo pochissime serate e letture pubbliche; scrivevano per sé, per il loro ristretto gruppo di amici, per il cassetto. I contemporanei sembra li ricordassero non tanto per le novità della loro poetica, quanto piuttosto per l’eccentricità del comportamento (ma ricordiamo le parole sarcastiche di Šklovskij, che affermò che non sapevano neppure metter su uno scandalo come si deve...). Data la complessità dei presupposti filosofici, religiosi ed estetici comuni, quello degli oberiuti può essere considerato una sorta di gruppo iniziatico. Custode della memoria fu infatti il filosofo Jakov Druskin, che negli anni Trenta fu il punto di riferimento dei “pensatori naturali”, peraltro del tutto sconosciuto lui stesso fino a pochissimi anni fa. E lo stesso si può dire di Leonid Lipavskij. [...]
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