Jakov Druskin, Concersazione dei messaggeri, a cura di Giulietta Greppi, eSamizdat 2007 (V) 1-2, pp. 177-180

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[Dall'incipit]
Jakov Druskin potrebbe essere definito il custode della memoria di Charms, Vvedenskij e Lipavskij: è stato lui infatti a conservare il loro archivio e a contribuire attraverso numerosi scritti a diffonderne le opere e il pensiero . Unico dei činari sopravvissuto alla seconda guerra mondiale, egli è tornato ripetutamente nel corso della sua lunga vita a riflettere sui temi al centro delle loro conversazioni.
Druskin dal canto suo coltiva numerosi interessi, dalla filosofia alla matematica, fino alla musica, e in ciascuno di questi ambiti diventerà uno specialista, tuttavia la sua specializzazione non raggiunge mai un grado di “ufficialità”: si diploma infatti in pianoforte al conservatorio, ma non si esibisce mai dal vivo; si laurea in matematica, ma non insegna all’università; i suoi scritti filosofici non vengono pubblicati mentre è in vita. Druskin rifiuta infatti ogni forma di pensiero “ufficiale” e non ritiene necessario far parte di una categoria sociale ben definita. Le regole e le convenzioni sono per lui soltanto generalizzazioni che negano necessariamente l’unità e l’unicità dell’individuo. Di fronte al mondo esterno, da lui percepito come “alterato” dalla ragione comune, preferisce rifugiarsi nel proprio mondo e nella scrittura. Le sue pagine non sono quindi scritte per essere pubblicate, in esse non c’è nessun accenno alla realtà in cui egli vive, poiché è al di là di essa che Druskin pone il senso della propria esistenza: “ho pensato la mia vita, ho vissuto il mio pensiero”. [...]
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