Daniil Charms. Il volo e la vertigine, a cura di Laura Piccolo, eSamizdat 2007 (V) 1-2, pp. 135-151

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[Dall'incipit]
Daniil Charms è uno degli ultimi rappresentanti dell’avanguardia russa, testimone di un’epoca di grandi e continui cambiamenti: dalla Russia zarista alla rivoluzione di ottobre, dalle purghe staliniane all’assedio di Leningrado, quando trova la morte, solo, in un ospedale psichiatrico. Con Charms finiscono le sperimentazioni letterarie e s’inaugura la stagione degli scrittori reclusi nei padiglioni psichiatrici. L’assurdità della vita sovietica si riversa in ogni piega dei suoi testi, siano essi in prosa o in poesia. Anna Achmatova ha colto questa peculiarità della prosa charmsiana:

A lui è riuscito quello che quasi a nessuno è riuscito fare, la cosiddetta “prosa del ventesimo secolo”: quando si dice, mettiamo, che l’eroe è uscito di casa e improvvisamente è volato in aria. Nell’opera di nessuno vola, in quella di Charms sì.

Definire Charms soltanto prosatore sarebbe però riduttivo. La sua opera si muove liberamente dalle poesie transmentali degli anni Venti a quelle elegiache degli ultimi anni, dalle pièce teatrali alle filastrocche per bambini, dagli ironici anekdoty su Puškin e Gogol´ alle prose brevi, fino al racconto Starucha [La vecchia, 1939], preannuncio, forse, di una vocazione narrativa indirizzata al romanzo che la morte prematura dello scrittore ha stroncato. [...]
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