“Nowa Huta, la città modello del XX secolo. Conversazioni con Stanisław Juchnowicz e Piotr Gąsior”, a cura di Maria Condò e Daniele Vadalà, eSamizdat 2007 (V) 1-2, pp. 291-310

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[Dall'incipit]
Nel marzo 2006, a conclusione di un anno di ricerca presso il Centro internazionale di formazione e studi urbani del politecnico di Cracovia, sull’onda di un impulso conoscitivo orientato alla progettazione, abbiamo formulato alcune domande sul tema della riqualificazione della città socialista di Nowa Huta per rivolgerle a due interlocutori precisi. L’idea non era quella di avere nuove informazioni su una realtà che in grande misura conoscevamo già grazie a diversi soggiorni e occasioni di ricerca, ma piuttosto di riuscire a instaurare un dialogo con due testimoni rappresentativi di una società complessa e ricca di tonalità quale è quella polacca, sperando di poter intuire, al di là delle concrete risposte, nuove sfumature. In questo siamo stati aiutati anche da una discreta familiarietà con la mentalità polacca, nonché dalla familiarietà dei nostri interlocutori con la mentalità italiana, che se per un sacerdote cattolico è quasi scontata, nel caso di un protagonista dell’urbanistica moderna è stata nutrita da diversi scambi d’idee, durante i nostri soggiorni a Cracovia e i suoi a Roma. Ci sembra quindi che il fluire della conversazione sia andato oltre i problemi concreti del recupero di Nowa Huta per investire nella sua totalità il tema della qualità della vita e del futuro della città europea, della sua stessa identità. Le risposte dei nostri testimoni hanno indirettamente rafforzato una convinzione che è alla base delle nostre ipotesi di ricerca e cioè che oggi, nonostante le ben note dinamiche di globalizzazione economica e culturale, sia ancora possibile individuare i caratteri di una dimensione urbana specificamente europea e che questi caratteri siano ancora ben visibili nelle città dell’Europa orientale. Sono quei caratteri che ritroviamo nel cuore antico di Cracovia, ma anche negli insediamenti del XX secolo e intorno ai fasci autostradali che innervano le aree metropolitane, dove negli ultimi venticinque anni, sull’onda di uno sviluppo commerciale e terziario guidato da ingenti investimenti esteri, si è spostato il panorama delle trasformazioni urbane. [...]
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