Argumentna struktura. Problemi na prostoto i složnoto izrečenie, a cura di S. Koeva, Verba magistri, Sofija 2005 (Paola Bocale), eSamizdat 2007 (V) 1-2, pp. 510-512

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Questo interessante volume riunisce quattordici studi che analizzano diversi aspetti della sintassi del bulgaro contemporaneo: la struttura argomentale, la sintassi della frase semplice, la sintassi della frase complessa, l’ordine delle parole.
Il testo costituisce la prosecuzione delle ricerche presentate nella miscellanea Săvremenni sintaktični teorii. Pomagalo po sintaksis (Plovdiv, 2001), a cui avevano contribuito alcuni degli autori impegnati anche in questa raccolta, tutti docenti nelle università Sv. Kliment Ochridski e Nov Bălgarski Universitet di Sofia e Paisij Hilendarski di Plovdiv.
Nell’introduzione la curatrice Svetla Koeva osserva che i saggi vertono su alcuni aspetti della fenomenologia sintattica e delle metodologie di analisi a essa relative che o non sono analizzati nei manuali bulgari di sintassi, o non sono presentati alla luce delle più recenti teorie linguistiche. La raccolta si propone quindi di colmare un vuoto mirando a far emergere, oltre alla teoria, anche la base empirica delle analisi sintattiche. I lavori, che nel trattare il materiale sintattico del bulgaro riprendono prevalentemente le soluzioni teoriche prodotte dall’impostazione generativista, si auspicano di far acquisire, non solo agli studenti delle facoltà filologiche, ma anche, e forse a nostro parere un po’ troppo ambiziosamente, agli insegnanti degli istituti di istruzione media e superiore, capacità metodologiche per trattare un ampio spettro di dati (Predgovor, pp. 7-8).
La sezione relativa alla struttura argomentale, che risulta la più estesa e ricca di spunti, apre il volume con sei studi. Tra questi troviamo due lavori di taglio storiografico, Predikativnost i izrečenie di Petja Nestorova, che traccia il pensiero linguistico bulgaro sulla predicazione a partire dalla Kratka i metodičeska bălgarska grammatika (1860) di Mirkovič, e Teorijata za semantičnite roli di Marina Džonova, che ricostruisce il quadro di riferimento teorico dei ruoli semantici. Questi saggi permettono di ridare il giusto peso a quelle posizioni di studiosi bulgari che hanno, purtroppo senza seguito ai loro tempi, idealmente preceduto alcune delle teorie linguistiche più moderne. Così Džonova (p. 60) ricorda l’eminente linguista A. Teodorov-Balan che in un articolo del 1954 distingueva tra la forma esteriore del caso (padežen oblik) e le relazioni (padežni otnošenija) che esso istaura in una struttura sintattica. La forma esteriore del caso è caratteristica delle lingue sintetiche e rappresenta una categoria morfologica, mentre le relazioni di caso, che sono espresse sia nelle lingue sintetiche che analitiche, sono una categoria sintattica che può esplicitarsi sia attraverso le forme morfologiche dei casi che con altri mezzi. Teodorov-Balan riteneva che in bulgaro ci fossero cinque tipi di relazioni casuali: nominativa, vocativa, accusativa, dativa e genitiva, che si esprimono in una proposizione attraverso le preposizioni. Le proposte dello studioso non furono accolte dai linguisti bulgari e non ebbero alcun seguito. Oggi non è difficile vedere come esse sostanzialmente corrispondessero alle idee che saranno più tardi a fondamento della grammatica dei casi, ovvero che il caso può manifestarsi (si direbbe, con un’impostazione chomskyana, in superficie) o mediante affissi flessivi, o con elementi sintattici invariabili, preposizionali o postposizionali, o con l’ordine delle parole, e che in tutte le lingue esistono ruoli semantici che rappresentano un anello di congiunzione tra sintassi e semantica nella frase. Nella linguistica bulgara la teoria dei ruoli semantici entrerà solo molto più tardi, a partire dagli anni ’80, con Lakova, Nicolova, Penčev (che ha individuato nove ruoli semantici in bulgaro), Dineva e altri.
Il dibattito teorico sullo status dei ruoli semantici e sulle loro proprietà formali si è concentrato in particolar modo sul problema della classificazione e della costruzione di una loro tipologia. Importanti, dal punto di vista di una tassonomia sulla base del materiale bulgaro, i due lavori della curatrice del volume: Argumenti – semantični otnošenija i sintaktična realizacija e Sintaktični transformacii.
Un’interpretazione non generativa dei ruoli semantici in bulgaro è proposta da Ruselina Nicolova (Za formalnoto označavane na semantičnite roli v bălgarskite konstrukcii s otglagolni săštestvitelni). La linguista lavora con l’apparato teorico della role & reference grammar, una teoria funzionalista che assume, fra l’altro, cosiddetti macroruoli in combinazione con i ruoli tematici conosciuti e gli aspetti verbali tradizionali.
Un’indagine sul modo in cui i ruoli semantici sono proiettati nei costrutti con alcuni tipi di verbi riflessivi, “Vinitelni” i “datelni” prefigirani glagoli v săvremennija bălgarski ezik di Radka Vlachova, completa questa parte.
La seconda sezione, sulla sintassi della frase semplice, si apre con il lavoro sui sintagmi preposizionali di Nicolova (Za značenieto na predložnite săčetanija v bălgarskoto izrečenie). La linguista nota che a causa dell’evoluzione del bulgaro da un tipo morfologico sintetico verso uno analitico i sintagmi preposizionali hanno acquisito, nel sistema linguistico di questa lingua, un peso più notevole di quello dei sintagmi preposizionali nelle lingue slave sintetiche. In bulgaro sono cambiati non solo gli strumenti morfologici per segnalare le relazioni grammaticali e semantiche nella frase, ma si è creata una nuova rete semantica per l’espressione formale di questi rapporti. Il sistema tripartito degli articoli bulgari (articolo determinativo, articolo indeterminativo e articolo zero) ha influito sulla semantica dei sintagmi preposizionali, che possono funzionare come argomenti, argomenti-aggiunti e aggiunti nella struttura semantica della frase (pp. 141-152).
Seguono un’indagine sui sintagmi nominali indefiniti di Jordan Penčev (Nabljudenija vărchu neopredelitelnite imenni grupi v bălgarskija ezik) e uno studio di Jovka Tiševa (Za sistemata na obštite văprosi v săvremennija bălgarski ezik) sulle particelle interrogative che intervengono nella formazione delle cosiddette domande polari (o sì/no).
Nella sezione dedicata alla sintassi della frase complessa Kalina Viktorova esplora le costruzioni con la particella da nel bulgaro contemporaneo (Funkcionalen razvoj na DA-konstrukcijata v săvremennija bălgarski ezik), Nicolova la semantica e la pragmatica delle frasi complesse con subordinate concessive (Semantika i pragmatika na složnite săstavni izrečenija s podčineni otstăpitelni izrečenija), e Gergana Dačeva lo sviluppo di alcuni complementatori nella storia del bulgaro moderno (Za razvoja na njakoi komplementizatori v istorijata na novobălgarskija knižoven ezik).
Ci soffermeremo su quest’ultimo lavoro, che offre un’analisi diacronica sull’uso di alcuni relativi, (kojto, deto, štoto, što), che intervengono nella formazione delle proposizioni subordinate relative determinative. Come nota Dačeva se sulle caratteristiche sincroniche dei complementatori si è scritto molto negli ultimi anni, non si è tuttavia prestata sufficiente attenzione all’aspetto diacronico del problema. Sulla base dell’analisi di testi bulgari dei secoli XVIII e XIX, tra cui la Storia di Paisij di Hilendar, la Vita di Sofronij di Vrazza, il Sillabario di Petăr Beron, la Grammatica Bulgara di Neofit Rilski e I primi scrittori bulgari di Vasil Aprilov, Dačeva dimostra che l’uso di deto, uno dei segnali discorsivi più impiegati nel bulgaro parlato contemporaneo per introdurre una subordinata relativa determinativa, è ben documentato anche nel bulgaro scritto dei secoli precedenti. La linguista ipotizza che una delle cause che hanno determinato la fortuna di questo relativo sia da individuarsi nella sua indeclinabilità, ovvero nel fatto che non ha bisogno di accordarsi con l’elemento della proposizione principale che riprende (a differenza di kojto, kojato, koeto, koito). Non è d’altronde un caso che quei parlanti che non padroneggiano bene le norme della lingua standard spesso compiono errori proprio nell’accordo del pronome relativo (pp. 235-242).
Ciascuna delle due ultime parti del volume contiene un lavoro. Nella sezione sull’ordine delle parole Jordan Penčev dimostra che ci sono delle costruzioni in cui la posizione dei clitici prima o dopo il verbo dipende solo dall’intonazione (Slovored i intonacija), mentre in Korpusi (“Corpora”) Petja Osenova e Kiril Simov illustrano i principi di annotazione sintattica del corpus elettronico bulgaro BullTreeBank (Modelirane na lingvističnite javlenija v sintaktično anotiran korpus).
I saggi inclusi nella raccolta risultano accurati nella documentazione, convincenti nella discussione degli esempi, dettagliati negli apparati bibliografici. Il volume è curato nella redazione, con pochissimi refusi (abbiamo notato komplementarizator invece di komplementizator a p. 8), lo stile e la lingua dei contributi, malgrado la complessità di alcuni dei temi trattati, chiari e scorrevoli, con l’uso di tecnicismi ridotto all’indispensabile. Potrà essere indubbiamente un valido ausilio per tutti coloro che sono interessati allo stato attuale degli studi bulgari di sintassi.
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