A. Tosi, Waiting for Pushkin. Russian Fiction in the Reign of Alexander I (1801-1825), Rodopi, Amsterdam-New York 2006 (Agnese Accattoli), eSamizdat 2007 (V) 1-2, pp. 496-498

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Waiting for Pushkin. Russian Fiction in the Reign of Alexander I (1801-1825) della russista italiana Alessandra Tosi è uno studio denso e complesso sulla stagione letteraria più oscura della narrativa russa dell’Ottocento, quella che precede l’ascesa dell’astro Puškin e prepara il graduale affermarsi dei generi in prosa nella letteratura nazionale. Il libro è il risultato di una ricerca di molti anni, se si pensa che l’autrice ha cominciato a lavorare su questa materia con la tesi di dottorato, The Forgotten Years: Russian Prose during the Reign of Alexander I (1801-1825), discussa a Cambridge nel 1998, e ha continuato a dedicarle una serie di studi, apparsi tra il 1998 e il 2003 su riviste e miscellanee internazionali.
Waiting for Pushkin è un titolo che rende bene l’idea di quanto la fase storico-letteraria presa in esame sia stata letta e interpretata fino a oggi perlopiù come l’anticamera di un periodo successivo, nell’assenza quasi totale di studi che illuminassero lo stadio preparatorio della grande stagione della prosa ottocentesca. E invece aspettare Puškin è ciò che l’autrice non intende fare, offrendo al lettore una prospettiva estremamente approfondita sul panorama storico-letterario del primo quarto del XIX secolo e indagandone soprattutto, come è naturale, i rapporti con la letteratura precedente. Andando a colmare il vuoto che i manuali di letteratura russa lasciano tra Karamzin e Puškin, Alessandra Tosi ha scoperto una produzione in prosa dimenticata, spesso reperibile solo nelle edizioni ottocentesche, e l’ha analizzata nelle sue caratteristiche specifiche, nelle sue tappe evolutive e nei suoi legami con la letteratura europea contemporanea.
La narrativa del regno di Alessandro I ci appare nel complesso come un fenomeno travagliato ma al tempo stesso consistente e variegato, accompagnato da un dibattito critico intenso, che riflette il cambiamento cruciale attraversato dalla Russia sul piano culturale. I tratti salienti di questo processo sono l’atmosfera di apertura culturale introdotta da Alessandro che, nonostante la brusca virata a metà del suo regno, è metabolizzata dalla nuova generazione intellettuale, riuscendo così a produrre una dialettica con le generazioni precedenti; l’irrompere nell’autocoscienza russa di una nuova autonomia culturale in rapporto all’occidente, e soprattutto alla Francia, in seguito alle campagne napoleoniche; il karamzinismo come esperienza artistica che ha rivoluzionato sotto molti aspetti, non ultimo quello linguistico, la letteratura nel passaggio di secolo; la dialettica tra la tendenza slavofila e quella occidentalista, esemplificabile nello scontro tra i gruppi Beseda e Arzamas.
I primi due capitoli dei cinque in cui si divide il volume sono dedicati alla descrizione di questo scenario, il contesto sociale e culturale della Russia di inizio Ottocento, esaminato sotto una molteplicità di aspetti utili a ricostruire le condizioni in cui operavano gli autori e si sviluppavano le principali correnti della prosa del periodo. Il primo capitolo fornisce al lettore una serie di ragguagli di carattere sociologico sull’ambiente aristocratico, ovvero il ristretto circuito in cui si consumava la totalità della vita intellettuale in Russia, descrivendo il livello di professionalizzazione degli autori, il loro rapporto strettissimo con la corte, l’impatto delle guerre napoleoniche sull’immaginario collettivo, le condizioni del mercato editoriale e infine la quotidianità e la ritualità dei salotti letterari, con particolare attenzione al ruolo delle dame.
Il secondo capitolo procede alla descrizione dei circoli letterari veri e propri, evidenziando i primi passi verso il passaggio da una concezione ludica e salottiera della letteratura al riconoscimento dell’autonomia professionale degli scrittori, processo che maturerà nella fase puškiniana e che comporta una serie di graduali trasformazioni dei comportamenti sociali. Sono quindi esaminati il ruolo delle riviste, il rapporto tra critici e autori, e le posizioni della critica nei confronti della narrativa di finzione, una questione letteraria che vede su posizioni contrapposte i due circoli letterari che si contendono la scena intellettuale, la Beseda e l’Arzamas, l’uno più conservatore e scettico sui meriti della narrativa, l’altro più giovane e aperto ai generi medi e alle sperimentazioni.
I tre capitoli successivi sono dedicati all’analisi dei testi, che l’autrice divide per grandi categorie: i generi direttamente legati al retaggio settecentesco; il sentimentalismo negli epigoni di Karamzin e nelle correnti innovatrici; la narrativa che risente della letteratura europea contemporanea, ovvero le tendenze pre-romantiche e romantiche.
Il terzo capitolo presenta in ciascuna sezione un genere diverso e mette l’accento sui procedimenti di sperimetazione e di innovazione cui le tradizioni letterarie del XVIII secolo sono sottoposte in questo periodo. Si comincia con un genere “alto” della letteratura del Settecento, la novella orientale (vostočnaja povest´), che conosce una fortuna notevole nel primo decennio dell’Ottocento e si configura come enunciazione allegorica delle idee illuministe – cui l’atmosfera orientaleggiante funge solo da sfondo – e di cui si evidenziano le caratteristiche principali attraverso alcuni testi di Aleksandr Benickij. Successivamente, l’esperienza e l’opera di un’autrice straordinaria, Zinaida Volkonskaja, sono occasione per tematizzare le questioni di genere nella letteratura contemporanea, nei circoli intellettuali e nell’alta società russa ed europea. È poi la volta dei generi bassi e dei motivi popolari, scopriamo dunque lo strano caso di Andrej Kropotov, che traduce un pamphlet di Sterne facendolo passare per un’opera russa originale (Istorija o smurom kaftane, 1815) creando il primo eroe-impiegato della letteratura russa. Abbiamo poi l’Evgenij di Izmajlov che, attraverso la sovrapposizione spregiudicata di genere didattico e commedia, rappresenta un particolare “romanzo di educazione” dai toni picareschi; infine nel resoconto di viaggio a sfondo politico Putešestvie kritiki, di un autore rimasto ignoto per più di un secolo, si può leggere un’innovazione dell’eredità di Radiščev e una descrizione realistica della Russia rurale dell’epoca.
Il quarto capitolo è incentrato sulla corrente dominante della prosa russa del tardo Settecento, ovvero il sentimentalismo, che continua a influenzare fortemente la letteratura del secolo successivo e che l’autrice analizza in una prospettiva di tensione tra tradizione e innovazione, dimostrando, in controtendenza con la maggior parte degli studi, che la fase post-karamziniana non è solo terreno di epigoni e stilizzatori, ma, al contrario, si caratterizza per una molteplicità di tendenze e sperimentazioni. A prescindere dalla nettezza dei confini del movimento sentimentalista, tutta la prosa del periodo risente fortemente della cosiddetta “femminilizzazione della letteratura”, fenomeno innescato in Russia da Karamzin che, oltre a promuovere la donna come eroina privilegiata, scopre una nuova sensibilità, inventa il linguaggio psicologico e sperimenta generi e temi inediti. La centralità delle donne, come personaggi e come autrici, caratterizza uno dei due grossi filoni della prosa sentimentale russa, quello delle storie femminili, mentre il viaggio sentimentale ne costituisce l’altra importante branca. Le varie sezioni del capitolo esplorano le varianti di entrambe le correnti, studiate nelle loro caratteristiche standard e nelle dinamiche di innovazione, innescate da procedimenti quali la contaminazione tra i generi alti e generi bassi, la parodia e l’auto-parodia.
Il quinto e ultimo capitolo del volume è dedicato alle principali tendenze preromantiche e romantiche, passa dunque in rassegna i generi storici e la letteratura gotica. Anche qui, la disamina dei vari generi, che avviene attraverso lo studio di testi particolarmente rappresentativi, muove da una premessa che ne problematizza l’evoluzione nel contesto storico e socio-culturale. In epoca pre-romantica, il cambiamento della concezione della storia e il sentimento patriottico stimolato dalle campagne napoleoniche sono fattori che determinano in Russia un movimento di riscoperta del passato nazionale in chiave anti-occidentale e la nascita di una prosa storica che contamina un approccio documentario con i generi di finzione. Se il rinnovato interesse per la storia russa rivela un’esigenza di autonomia nei confronti dell’egemonia culturale europea, continua però ad accompagnarsi all’importazione e alla rielaborazione di generi e temi provenienti dall’occidente, soprattutto dalla letteratura romantica inglese e tedesca. È il gotico la tendenza più fortunata del periodo, che tinge di nero anche la narrazione storica ma funge soprattutto da scenario per la narrativa dell’orrore, un fenomeno quasi inesplorato, che ha in Gnedič e Žukovskij due pionieri.
Il volume è corredato di un’ampia bibliografia divisa tra fonti primarie e secondarie, che non lascia dubbi sull’impresa di reperimento dei testi ottocenteschi (e, in misura minore, settecenteschi) che sta dietro alla realizzazione dell’opera, e si chiude con l’indice dei nomi e delle opere.
Nel complesso, questo libro della Tosi è davvero uno strumento prezioso che, per la vastità e il valore rappresentativo del materiale preso in esame, può essere considerato un manuale ma in realtà è molto di più: uno straordinario lavoro di ricerca, una raccolta di saggi, una rassegna di studi culturali. L’autrice ha anche il merito di aver presentato la materia in uno stile sempre chiaro e incisivo, di aver fornito una molteplicità di prospettive critiche e di aver saputo amalgamare in un’opera omogenea e fruibile il materiale tratto da studi diversi, compiuti a distanza di anni. Waiting for Pushkin. Russian Fiction in the Reign of Alexander I (1801-1825) è un contributo necessario alla comprensione di una fase complessa e dimenticata della storia letteraria russa, che suggerisce e lascia spazio a ulteriori approfondimenti ma sa delinearne con precisione i contorni e i problemi principali.
Alessandra Tosi si è laureata a Roma nel 1992 e ha conseguito il dottorato di ricerca in letteratura russa a Cambridge nel 1998. Ha continuato la sua attività di ricerca principalmente a Cambridge, con pause ad Harvard e all’Istituto universitario europeo di Firenze, mentre nel 2007 è passata in forze all’università di Exeter (UK) con la qualifica di Lecturer in Russian. Oltre alla nutrita serie di pubblicazioni indicata nella bibliografia del volume recensito, segnaliamo l’opera in corso di stampa, Women in Russian Culture and Society, 1700-1825, a cura di A. Tosi e W. Rosslyn, e il progetto di ricerca intrapreso nel 2006 presso l’Istituto universitario europeo, su cui l’autrice lavora tuttora: “Is Russia Part of Europe?”: Russia’s National Identity at the Time of the Napoleonic Wars
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