Alessandro Ajres, “Anonimo, non più gallo? Storia di una discussione intorno all’autore della prima cronaca polacca”, eSamizdat 2007 (V) 1-2, pp. 479-484

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[Dall'incipit]
Il 14 febbraio 2006 un articolo pubblicato sulle pagine scientifiche della Gazeta Wyborcza riaccende un dibattito storico-letterario da tempo sopito. La discussione verte sulla Chronica, la più vecchia cronaca in latino riguardante gli eventi della Polonia da tempi più remoti fino al 1113, nonché sul suo autore, definito a posteriori Gallus Anonymus. Il contenuto dello scritto a firma di Daina Kolbuszewska cattura anzitutto l’attenzione del mondo accademico, mentre il titolo che lo accompagna ne scatena le comprensibili critiche: “Gallo, non più Anonimo”, in effetti, stravolge il senso della scoperta e dell’intervista che seguono. In essa il professor Tomasz Jasiński, storico dell’Università Adam Mickiewicz di Poznań, nonché presidente della commissione di ricerca per lo sviluppo scientifico nel consiglio delle scienze, avanza l’ipotesi che l’autore della Chronica non fosse un francese, un gallo per l’appunto, bensì un monaco del monastero di S. Nicola presso il Lido di Venezia. “Prima di dormire leggo sempre versi originali di testi storici”, confessa Jasiński alla giornalista. “Durante la lettura del Gallo Anonimo mi sorprese la descrizione insolitamente particolareggiata della cultura slava meridionale. Soltanto un veneziano poteva conoscerla così bene: in effetti, proprio di là passava una via commerciale che partiva da Venezia ed era diretta al nord. Incominciai così a credere che Gallo Anonimo potesse essere proprio un veneziano”. All’interno della Chronica, gli indizi più evidenti che spingono lo studioso verso questa soluzione sono tre: la particolare abilità letteraria, la somiglianza dell’opera con la storia del trasferimento delle reliquie di S. Nicola al monastero veneziano del Lido, l’avversione dell’autore per il pesce sotto sale. Jasiński fa notare come il redattore della Chronica proprio non tollerasse di nutrirsi dei “pesci salati e puzzolenti” con cui si imbandivano a quel tempo le tavole polacche, abituato com’era alle retate sempre fresche dell’Europa meridionale. Che questo testimoni a favore dell’origine veneziana dell’autore, e non piuttosto francese o francese del sud, rappresenta peraltro una forzatura a vantaggio della propria tesi. Altrettanto accade con l’accento che lo studioso pone sull’eccellente conoscenza dell’arte della navigazione da parte dell’autore della Chronica: i veneziani non erano certo gli unici abili marinai dell’epoca. [...]
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