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[Dall'incipit]
Alessandro Catalano Come spesso conferma anche la mancata comprensione del nome di eSamizdat, frainteso a volte perfino da professori di russo, mi sembra che in quella che è stata a lungo chiamata Europa “occidentale” la parola samizdat resti ancora un po’ misteriosa. A Praga invece le prime associazioni mentali legate alla ricca produzione letteraria degli anni Settanta e Ottanta sono la biblioteca Libri prohibiti e il nome di Jiří Gruntorád. Che radici ha quest’identificazione e qual è la storia della biblioteca che lei dirige?
Jiří Gruntorád Inizio dalla fine. La storia
della biblioteca è ormai abbastanza lunga. È nata a partire
dalla mia raccolta privata di samizdat, che risale alla fine
degli anni Settanta. Al pubblico è stata aperta il 22 ottobre
1990 e l’anno successivo ha assunto personalità giuridica.
Libri prohibiti rappresenta oggi la maggiore raccolta al mondo
del samizdat cecoslovacco o, se preferite, ceco e slovacco.
Si tratta di circa 12000 “pubblicazioni” samizdat di vario
tipo, riviste escluse, e il numero continua ad aumentare.
La nostra biblioteca rappresenta una rarità assoluta nella
Repubblica ceca e nemmeno in Slovacchia esiste niente del
genere. E che dire del nome Libri prohibiti? È stata una scelta
relativamente scontata. Come altro chiamare una biblioteca
di libri proibiti? Allo stesso tempo si tratta anche di un
omaggio allo scrittore di Ostrava, mio amico, Jaromír Šavrda,
che ha pubblicato a lungo una collana samizdat dallo stesso
nome ed è per questo finito due volte in prigione. Ha trascorso
quattro anni e mezzo in galera ed è poi morto per le conseguenze
della sua detenzione. Aveva cinquantacinque anni. [...]
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