Maria Chiara Ferro, “Sof´ja Alekseevna Romanova. Una donna sovrana nella Moscovia della fine del XVII secolo”, eSamizdat 2007 (V) 1-2, pp. 327-336

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[Dall'incipit]
Sesta dei tredici figli dello zar Aleksej Michailovič e della sua prima moglie, Maria Il´inišna Miloslavskaja, Sof´ja Alekseevna Romanova governò lo stato russo per soli sette anni dal 1682 al 1689. A detta dei contemporanei era una donna estremamente intelligente, istruita – ebbe come istitutore il noto poeta di corte Simeon Polockij – energica e molto ambiziosa. Nel maggio del 1682, in concomitanza con la crisi dinastica successiva alla morte dello zar Fedor Alekseevič, Sof´ja abbandonò il terem, gli appartamenti riservati alle figlie (carevny) e alla moglie (carica) dello zar, e prese parte attiva alla vita politica come reggente per i fratelli Ivan, inabile al governo, e Pietro, minorenne; da quel momento si mostrò spesso in pubblico – cosa di per sé poco opportuna per una principessa del XVII secolo – e si arrogò titoli e diritti propri della moglie dello zar, quando non esclusivi del regnante in persona. Forte del sostegno del partito dei Miloslavskij e di uomini di sua fiducia reclutati fra le fila dello dvorjanstvo, il governo di Sof´ja promosse alcuni importanti provvedimenti in politica estera e interna: si occupò del problema dei servi fuggitivi, del commercio, di dirimere controversie sorte in seno alla Chiesa ortodossa in polemica coi vecchi credenti; dal punto di vista culturale, proseguendo la politica paterna, e grazie alla collaborazione del principe V.V. Golicyn , Sof´ja appoggiò gli eredi del latineggiante Simeon Polockij, e promosse l’istituzione della prima accademia di studi superiori della Moscovia, la cosiddetta Accademia slavo-greco-latina. In fatto di politica estera, dopo un promettente esordio che vide la firma della pace con la Svezia e l’inizio delle trattative con la Polonia, la carevna finì per collezionare solo pesanti sconfitte nelle campagne di Crimea del 1687 e 1689, che alimentarono pian piano il malcontento popolare e di alcuni dei membri del governo nei suoi confronti. [...]
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