Simone Bardazzi, “La furia iconoclasta dell'anno 1619. Le devastazioni nella cattedrale del castello di Praga nel resoconto in italiano di un anonimo cronista”, eSamizdat 2007 (V) 1-2, pp. 459-467

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[Dall'incipit]
Il motivo scatenante che portò alla defenestrazione di Praga del 1618, e alla successiva rivolta, nacque apparentemente da una questione di relativa importanza. Il materiale infiammabile accumulato negli ultimi cento anni esplose nel profondo del cuore economico e politico dell’impero. Se l’imperatore Rodolfo II d’Asburgo aveva intuito che il capoluogo boemo era l’ago della bilancia della situazione generale, Matthias, “usurpatore” del trono, suo successore e fratello, aveva mal governato la città, accrescendovi il malcontento. In apparenza la causa del dissidio, che ben presto assunse proporzioni ed effetti devastanti, fu piuttosto irrilevante: una controversia sull’erezione di due chiese. Persino la scintilla che incendiò le polveri del malumore cittadino, la già citata defenestrazione, parve al tempo nient’altro che un incidente, più increscioso, che irreparabile. Gli stati protestanti, infatti, esigevano la libertà di culto come compenso per la lealtà dimostrata all’imperatore Matthias, già concessa da Rodolfo II, in forma teorica, con la cosiddetta lettera di maestà del 9 luglio del 1609. A Braunau, invece, fu impedita la costruzione di un tempio evangelico, mentre un altro già esistente nel villaggio minerario di Hrob fu chiuso e incendiato. Tali soprusi motivarono una riunione di protesta a Praga nel castello imperiale. Il 23 maggio 1618, un centinaio di nobili locali, capitanati da conte Heinrich Matthias von Thurn, presentarono le proprie rimostranze ai luogotenenti del re e imperatore. Dopo un acceso scambio di parole, i due malcapitati – i conti Wilhelm Slavata e Jaroslav von Martinitz – furono scaraventati dalla finestra della sala del consiglio nel fossato del castello. Si trattò di un volo di circa venti metri, dal quale incredibilmente i due uscirono illesi. Gli storiografi del tempo attribuirono la loro salvezza alla mano divina che, a detta loro, ne aveva attutito la caduta. Meno prosaicamente, adesso, i testi di storia sono concordi nel ritenere che essi caddero sopra un mucchio di letame, in procinto di essere utilizzato come concime per i giardini imperiali. Gli stati boemi nominarono, quindi, un direttorio con funzioni di governo provvisorio, mentre Thurn, con estrema facilità, raccolse attorno a sé un esercito piccolo e ben motivato. [...]
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