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il Pdf completo di eSamizdat 2006 (IV) [1.30 Mb]
Le persone che si sono laureate in russo con me,
o subito prima di me, o subito dopo di me, nessuno di noi
insegna russo o usa in modo continuativo quello che ha imparato
all’università.
Subito dopo che mi sono laureato,
qualche volta andavo ancora nell’istituto di lingue e letterature
straniere dell’università di Parma, una volta il nostro professore
ha parlato agli studenti nuovi che dovevano scegliere la lingua
quadriennale Se pensate di lavorare con la letteratura russa,
gli ha detto, scordatevelo.
C’è da dire però che quello
che hai fatto all’università, specialmente la tesi, come si
facevan le tesi quando studiavo io, che della gente ci metteva
due anni, due anni di studio ininterrotto con dei sei mesi
a Mosca San Pietroburgo per raccogliere il materiale, queste
cose uno non se ne libera facilmente.
Paolo Nori
Ogni rivista che si rispetti deve
avere i suoi momenti di crisi e deve saperli superare, eSamizdat
forse lo ha fatto. Rispettando i tempi pubblichiamo, come
nostro regalo di natale, il numero unico del 2006, dedicato
integralmente alle recensioni. Dal 2007 eSamizdat tornerà
alla consueta periodicità, anche se non mancheranno le novità.
Intanto ci stiamo dotando di una struttura più solida, l'associazione
culturale Altreurope, che consentirà a tutti coloro che apprezzano
eSamizdat di sostenerci attivamente ed economicamente ( http://www.esamizdat.it/http://www.maldura.unipd.it/samizdat/).
Ringraziando come sempre tutti i nostri amici, stavolta in
particolare Laura Piccolo per l'aiuto redazionale e Paolo
Nori per l'autorizzazione a riprodurre il suo testo, non possiamo
che augurarci un futuro ancora più radioso delle belle parole
che ci ha dedicato sul numero 77 della rivista russa Novoe
Literaturnoe Obozrenie Nataša Mazur ( http://magazines.russ.ru/nlo/2006/77/mag44.html).
Pur non conoscendola di persona, la vogliamo ringraziare di
cuore pubblicamente. A volte ci sono cose che aiutano più
di quanto ci si immaginerebbe... Per questo abbiamo pensato
che non ci fosse miglior modo per farlo che tradurla e pubblicarla
come editoriale di questo numero un po' speciale.
Alessandro Catalano & Simone Guagnelli
La rivista elettronica eSamizdat (www.esamizdat.it) è uno dei progetti
scientifici più riusciti e vivaci di cui abbia avuto notizia negli
ultimi anni, e visto che i progetti scientifici vivaci sono merce
particolarmente rara, mi prenderò la libertà di cominciare,
illustrando il retroterra sociale di questa rivista. eSamizdat è stata
fondata da due dottorandi italiani, Alessandro Catalano e Simone Guagnelli,
che hanno raccolto intorno a sé un gruppo di colleghi di tutto rispetto.
Nel sistema d'istruzione italiano il dottorato occupa lo stesso posto di
quello russo in Russia, ma il “profilo sociale” del dottorando italiano si
differenzia un po' da quello dell'attuale dottorando russo. A cominciare dal
fatto che in Italia all'università ci si iscrive dopo e di solito il
percorso di studio è più lungo, di conseguenza, al dottorato si
accede in età già adulta, ed è impensabile portarlo a termine
prima dei trent'anni. I posti dei dottorati di slavistica sono pochi e
superare l'esame di ammissione rappresenta la prima tappa verso la
successiva carriera accademica. Tutti i dottorandi russisti che ho avuto
modo di conoscere parlavano un russo molto buono e avevano trascorso lunghi
periodi di soggiorno in Russia, chi per starsene dalla mattina alla sera in
un archivio poco riscaldato, chi per frequentare rumorose serate poetiche, a
seconda dell'argomento della tesi, che di regola è di alto livello, a
prescindere dalle difficoltà presentate dall'argomento e dalla
traduzione. Non è chiaro però che fine faccia il “giovane
specialista” italiano, una volta discussa la sua tesi, le cattedre di
slavistica disponibili infatti sono praticamente inesistenti, e in futuro si
profila la minaccia di ulteriori soppressioni. Di conseguenza un numero
rilevante di persone di talento e con una preparazione solidissima, ma ormai
non più molto giovani, vanno avanti per molti anni svolgendo lavoretti
occasionali. In questa situazione sarebbe naturale maledire la propria
professione e abbandonarla senza rimpianti. E invece i dottorandi italiani
hanno fondato una rivista on line, molto professionale e senza sconti sulla
qualità a dispetto del formato elettronico. E, cosa particolarmente
gradita a chi è abituato a guardare alla slavistica italiana come a una
rigida struttura gerarchica con confini praticamente invalicabili fra i
diversi livelli, l'iniziativa dei “figli” ha ottenuto l'approvazione e
l'appoggio della generazione dei “padri”. Personalmente, dopo aver passato
in rassegna questa rivista, ho avuto la sensazione che persino nelle
condizioni di crisi generale, nella slavistica come nell'economia, la nostra
disciplina “sopporterà tutto e si aprirà la strada col proprio
petto ampio e chiaro” [cit. N.A. Nekrasov, Železnaja doroga, 1864]; e già solo per
questo nutro una vivissima e oltremodo sincera simpatia per i dottorandi
italiani. Veniamo ora all'edizione in sé. La rivista ha un sottotitolo:
Quadrimestrale di Slavistica creativa. Fino ad ora sono usciti sette numeri:
uno nel 2003, tre nel 2004, due (di questi uno è doppio) nel 2005. Gran
parte degli articoli è in italiano, ma si accettano anche testi in
lingue slave e romanze, in tedesco e in inglese. eSamizdat ha alcune sezioni
principali: si inizia con “Dialoghi”, dove vengono pubblicate le
interviste con noti slavisti italiani (L. Marinelli, G. Dell'Agata, R.
Picchio, N. Kauchtschischwili e altri) e con scrittori russi (Viktor
Erofeev, Vladimir Sorokin, D.A. Prigov, E. Limonov e altri). Nel 2005, dopo
“Dialoghi”, è stata inserita la nuova sezione “Reportage”,
inaugurata dal contributo di Emanuela Bulli da Majdan Nezaležnosti
(2005/1). Dopo i materiali di attualità c'è la sezione degli
articoli scientifici che colpiscono sia per l'eterogeneità degli
interessi scientifici degli autori, che - non ho paura di ripetermi - per
l'alto livello professionale. Recensirne soltanto una parte sarebbe
ingiusto, recensirli tutti sarebbe superiore alle mie forze, quindi mi
limito a elencarli: 2003/1: Simone Guagnelli, “‘Ex inculto ac horrido moscovitico’.
Tradizione indiretta della risposta del Terribile a Jan Rokyta“;
Massimo Tria, “Le avventure linguistiche del buon soldato
Švejk. La lingua come metro di valutazione etica”; Simonetta
Simi, “Il passaggio dal paganesimo al cristianesimo in due sermoni
antico-russi”; Alessandro Catalano, ”‘Una parola magica
e ammaliante’. Il surrealismo ceco nei primi anni del dopoguerra“;
Francesca Romoli, “Ioann-Il’ja, primo arcivescovo di
Novgorod”; Pavel Helan, “Mussolini e le legioni
cecoslovacche”; Roberto Adinolfi, “Alcune
interpretazioni in chiave mitologica dei resti fossili“. 2004/1: Catia Renna, “Il dibattito critico degli anni Venti sulla
letteratura russa di emigrazione e la ‘nota praghese’: M. Slonim e A.
Turincev”; Matteo Bertelè, “Ai margini della pittura
sovietica non ufficiale degli anni Settanta e Ottanta: Erik
Bulatov”; Alessia Antonucci, “Il corsivo è mio: Viaggio attraverso la
memoria di Nina Berberova”; Sergio Mazzanti, “La
rinascita religiosa russa d'inizio secolo e l'emigrazione“. 2004/2: Paola Bocale, “Il russo in vetrina. Indagini sulla lingua
dei partecipanti a Za steklom”; Alessandro Catalano, ”‘Moltissimi
sono i verseggiatori, pochi i poeti’. L'italiano e la letteratura italiana
nell'Europa centrale del XVII e XVIII secolo”; Svetlana
Samokhina-Trouvé, “Le fantastique dans les ballades de
Žukovskij”; Alessandro Amenta, “La produzione
dell'identità e il linguaggio del desiderio. Note a margine di
Rudolf di Marian Pankowski”; Elena Fedrigo, “Oskar
Rabin, pittore ‘realista’”; Federica Visani, “Le slogan
politique dans l'anekdot. Réactions linguistiques à la
manipulation communicative”; Eleonora Gallucci, “La
lingua di Costantino di Preslav.
Učitel’noe Evangelie: lingua e tecnica di traduzione“. 2004/3: Contributi del “Seminario italo-francese di studi dottorali in
Slavistica”, Roma 23-24 gennaio 2004: Maria Chiara Ferro, “Temi e
problemi dell'agiografia russa al femminile nei secoli X-XVII“;
Ксения Хендерсон-Стюарт [Xénia Henderson Stewart], О разговорной речи и письменной традиции в русской литеатуре XVII-го века“; Pierre
Gonneau, “La chancellerie secrète comme source d'inspiration
d'une nouvelle russe? L'affaire Skobeev (mai 1722)”; Bianca
Sulpasso, “Il ‘Ciclo di
Olsuf’ev’: introduzione ai problemi
di catalogazione e lettura dei testi”; Rita Giuliani, “Gogol’ e il Natale di Roma
1837“;Полина Недялкова-Травер [Paulina Nedjalkova Travert], Социальная история питейных заведений в России: общественная роль кабака в жизни деревенской общины (конец XIX начало XX века)“; Francis Conte, “Le
chemin de l'âme vers l'au delà dans la culture russe
traditionnelle”; Ecatherina Rai Gonneau, “Les
éditions de l'histoire et de l'autobiographie de
Van’ka Kain (présentation
provisoire)”; Maria Bidovec, “Johann Weichard Valvasor:
polimata, nonché avvincente narratore nella Carniola del
Seicento”; Massimo Tria, “I processi di Mosca e la
campagna stalinista contro il formalismo visti da Praga“; Catia
Renna, “Boris Jakovenko e la cultura filosofica europea: una ricostruzione
biografica“. 2005/1: Maria Grazia Bartolini, “Marina Cvetaeva's ‘Poety’. An
Analysis”; Massimo Maurizio, “I primi due cicli di G.
Sapgir nel contesto del concretismo russo: la ricerca della parola pura tra
assenza e assurdo”; Elena Simonato, “Alfabeto russo: un
progetto fallito di latinizzazione”; Laura Sestri,
“Ritmo, stile, conservazione. Alcune considerazioni sulla tipologia delle
byliny russe”; Ilaria Remonato, “Considerazioni introduttive a
una caratterizzazione delle particelle enfatiche in russo”; Eva
Krátká, ”‘Noi facciamo l'arte per battere la morte sulla
linea del traguardo’. L'arte ceca nel segno della poesia visuale italiana
degli anni Sessanta-Ottanta”; Marta Vanin, ”‘Il mio
colore preferito è quello che non fa male’: Vladimir Jakovlev
all'interno della cultura andegraund moscovita”; Elena Fratto,
“Chi vuol essere J. Gagarin? Kitsch, icone sovietiche e sottoculture:
l'esperienza dei rejvery“. 2005/2-3. Questo numero è strutturato in modo diverso dai precedenti e,
come promettono i redattori, questa nuova struttura diventerà standard.
Si apre con la sezione “Temi”, una specie di “rivista nella rivista”,
dedicata a un solo tema: questa volta si è trattato della ricezione
della tradizione dei cultural studies nella slavistica italiana. I materiali
di questa sezione si succedono nel seguente ordine: l'articolo programmatico
di Gian Piero Piretto “Prospettive e limiti degli studi culturali nella
slavistica italiana”; un'intervista con Michail Epštejn sull'essenza
del concetto di “cultural studies” e sulle prospettive delle scienze
umanistiche; un'intervista di Gian Piero Piretto su questo stesso tema con
Evgenij Dobrenko e Vladimir Papernyj; la traduzione italiana di alcuni
lavori di Ju.M. Lotman, D.S. Lichačev, M. Epštejn e V. Papernyj
(questi testi sono stati scelti come precursori dello sviluppo dei cultural
studies nella russistica). I nuovi esempi dell'applicazione di questo metodo
sono raccolti in un gruppo di articoli: Silvia Burini, “Realismo
socialista e arti figurative: propaganda e costruzione del mito”; Marco
Sabbatini, “Tra il Sajgon e Praga. Il Sessantotto e dintorni a
Piter”; Giovanni Moretto, “Politica e cultura dei consumi in
Unione sovietica nell'epoca chruščeviana”; Matteo
Bertelè, “L'acquisizione di grafica russa presso il Gabinetto
delle stampe di Dresda come modello delle relazioni culturali fra Unione
sovietica e Repubblica democratica tedesca”; Andrea Lena Corritore,
“Divismo e morte nel cinema russo degli anni Dieci: i funerali di Vera
Cholodnaja”; Marco Caratozzolo, “La satira antisovietica nel
Satirikon di Parigi”; Giulia Dri, “Iconografia e cultura:
rappresentazioni di un eroe sovietico, Jurij Alekseevič Gagarin”. In
una sezione separata sono inserite le ristampe di articoli di russisti
italiani: Giovanni Buttafava, “Soavi Licori. Succhi amari e il
riso rosso di Medvedkin”; Gian Piero Piretto, “Un prato di non facile
lettura: Bežin Lug di Sergej Ejzenštejn”. Accanto alla sezione “Temi”, il numero doppio del 2005 include anche un
gruppo di articoli, tradizionale per eSamizdat, su temi vari: Raffaella
Vassena, “La retorica della persuasione e il modello di Puškin
nel Dnevnik pisatelja di Dostoevskij e nei Vybrannye mesta iz perepiski s
druz’jami di
Gogol’”; Anna
Valerio, “La traduzione di cultura: il caso dell'autobiografia di
Nabokov”; Massimo Maurizio, “Del mutismo del verso poetico, o il
‘testo vuoto’ e ‘semivuoto’ nell'opera di G. Sapgir”; Irina Kokochkina -
Elena Simonato, “L'édification linguistique en Urss et la
destinée de la langue tchétchène”; Marco
Leoni,“Lo Slovo izbrano: un emblematico trattato antilatino della Moscovia
quattrocentesca”; Claudia Pieralli, “La tradizione epica orale
delle byliny russe: Mat’ syra zemlja e il culto della terra”; Alessandro
Catalano, “La Cecoslovacchia nella guerra fredda: da centro
dell'Europa a frontiera dell'Europa dell'est (1945-1959)”; Francesca Ferri, “Le barzellette politiche in epoca sovietica e
post-sovietica: opinioni a confronto”; Stefano Bartoni,
“Fantascienza e anni Sessanta in Unione sovietica”. In eSamizdat c'è una sezione dedicata alle pubblicazioni d'archivio. I
materiali presentati coprono un arco cronologico molto ampio; qui, ad
esempio, compaiono regolarmente documenti della prima metà del XVII
secolo, tratti da archivi cechi, relativi a uno dei più interessanti
periodi nella storia della Boemia (la cura dei testi è di Alessandro
Catalano), sempre qui vengono pubblicati lavori inediti di Angelo Maria
Ripellino (curati da Alena Wildová Tosi). Nell'ultimo numero (2005/2-3)
è apparsa una riedizione molto interessante del racconto di Georgij
Ivanov Дело Почтамтской улицы/L'affare di via Počtamtskaja. Per sfatare le voci, circolate per molti anni, sulla sua presunta
partecipazione a un omicidio, consumato, a quanto pare, nella primavera del
1923 nell'appartamento pietrogradese di Georgij Adamovič, Ivanov nel
1956 aveva scritto e inviato a Roman
Gul’ un testo nel quale si dava una
descrizione particolareggiata dell'omicidio, compiuto - come lui insisteva
ad affermare - già dopo la sua partenza dalla Russia, e al quale
avrebbe preso parte lo stesso Adamovič. Se sia mai realmente avvenuto
“l'affare di via Počtamtskaja”, o se piuttosto ci si trovi di fronte
alla macabra fantasia di Ivanov, non è chiaro neanche adesso, ma ora,
grazie alla pubblicazione di Simone Guagnelli, si sono resi evidenti il
contesto biografico di questo disegno, ricostruito sulla base delle lettere
di Georgij Ivanov, Irina Odoevceva e Roman
Gul’ conservate nell'archivio di
Yale, e i prototipi letterari sui quali si basò Ivanov per descrivere
nei minimi dettagli un omicidio cui, come lui stesso assicurava, non aveva
potuto assistere. Nella sezione “Ristampe” trovano spazio i lavori classici degli anni
passati; la scelta testimonia il buon gusto e l'acutezza dei curatori.
Citerò soltanto alcuni materiali: Giuseppe Dell'Agata, “La questione
della lingua presso i cechi: le apologie del ceco nell'ultimo quarto del
XVIII secolo”; (2004/1); i primi lavori di Angelo Maria Ripellino
(2004/2); Nina Kauchtschischwili, “La funzione artistica dei nomi propri”;
Ju.M. Lotman, “L'architettura nel contesto della cultura” (2004/3);
Michele Colucci, “Il pensiero linguistico e critico di A.S.
Šiškov” (2005/2-3). La premura dimostrata dai giovani
“esamizdatiani” verso la tradizione scientifica precedente ha trovato
espressione anche nella sezione “Bibliografie”, dove sono apparsi gli
indici dei lavori di due noti slavisti italiani: Wolf Giusti (2003/1) e
Angelo Maria Ripellino (2004/2). La vasta sezione “Traduzioni” è pensata, tra l'altro, come mezzo per
stabilire un legame tra l'ambiente della slavistica accademica e l'editoria
contemporanea, presentando nuovi autori e traduttori. Mi limiterò ad
elencare solo le traduzioni dal russo: 2003/1: Gli allegri lucherini di D. Charms (Laura
Piccolo); Il fiume Potudan’ di A. Platonov (Stefano Bartoni); 2004/1: Russofobia e altri testi di S.
Stratanovskij (Marco Sabbatini); 2004/2: L'Autobiografia di Ju. Tynjanov (Agnese
Accattoli); Il governo dei lacchè di V. Kataev (Andrea Lena Corritore); Non ci sono sintomi preoccupanti di I. Varšavskij
(Stefano Bartoni); i Poeti di Vavilon (Massimo Maurizio); La disintegrazione dell'atomo di G. Ivanov (Simone
Guagnelli); 2004/3: Aria di Elena Muljarova (Marco Dinelli); Lampioni di Gajto Gazdanov
(Marco Caratozzolo); 2005/1: Lo scriba veloce di Elena Švarc (Marco Sabbatini); Quattro
prose di Osip Mandel'štam (Milly Berrone); Un errore di Gajto Gazdanov (Marco
Caratozzolo); 2005/2-3: La soffitta dell'ingegnere di Vadim Kalinin (Daniela Liberti); Traduzioni da
Viktor Ivaniv (Massimo Maurizio). Più clamore ha sollevato la sezione “Ankety”. Ad una di queste
ankety, dal titolo entusiasmante “`Nelle profondità delle cave siberiane': il
dottorato di ricerca e la slavistica” (2004/2), hanno risposto 29
dottorandi che non hanno avuto paura di esprimere la propria imparziale, e
solo in rari casi anonima, opinione sui problemi presentati da questa
istituzione. Nel primo numero del 2005 sono state pubblicate le risposte di
15 docenti universitari con il titolo “Tra idealismo utopistico e
dissoluzione dell'università. Il dottorato e la slavistica II“.
Non starò a giudicare se queste pubblicazioni siano state “un
temporale purificatore”, ma le proporzioni del problema sono sicuramente
emerse. Ogni numero si conclude con un'ampia sezione dedicata alle recensioni. Fino
ad ora in eSamizdat sono state recensite circa 150 edizioni tra le quali ci
sono lavori scientifici su argomenti di slavistica, opere di letteratura,
tanto nelle diverse lingue slave quanto nelle relative traduzioni in
italiano. Il sito www.esamizdat.it presenta una bella grafica e una buona ed
efficiente struttura, agile e comoda nella navigazione. Oltre alla versione
elettronica la rivista esce anche in formato cartaceo: la tiratura delle
copie stampate è determinata dal numero delle richieste alla redazione. Oltre a un indubbio valore scientifico, eSamizdat rappresenta un'esperienza
sociale molto importante. Questo progetto non ha sponsor, né
finanziamenti esterni, né sostegni istituzionali; è apparso grazie
all'energia e alla passione professionale di due giovani e gode ora di
larghissima richiesta. Nell'internet russo da molto tempo si discute sulla
possibilità di creare un'edizione on line indipendente dedicata agli
studi letterari russi. Quello che noi progettavamo, loro l'hanno realizzato.
E per questo vanno ringraziati molto.
Nataša Mazur
Recensioni
pp. 11-120
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