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[Dall'incipit dell'articolo]
Questo
primo trentennio di secolo ha segnato delle profonde
trasformazioni nella poesia ceca, trasformazioni che
ci sorprendono a prima vista per il loro radicalismo
e per la rapidità con cui si sono svolte. Invano cercheremmo
di capirne le cause e il significato, senza rivolgere
la nostra attenzione agli avvenimenti politici e sociali
che li hanno accompagnati. Ho già avuto varie volte
occasione di ricordare come la "tendenza"
e "l'orizzonte limitato" siano stati spesso
considerati dalla critica estera come elementi negativi
nella letteratura ceca. Ma bisogna fare subito qualche
necessaria differenziazione, perché non si può senz'altro
definire come letteratura "locale" o "tendenziosa"
tutto quello che porti le caratteristiche di un determinato
paese o di una determinata epoca. Se dobbiamo chiedere
a ogni letteratura un necessario slargamento umano
di situazioni e di stati d'animo, occorre chiedere
d'altro lato anche quell'ugualmente necessario sforzo
da parte del lettore straniero per penetrare nell'ambiente,
nella mentalità, nelle aspirazioni di un determinato
popolo. Altrimenti uno straniero dovrebbe respingere
come "tendenziosi" e come "legati a
un orizzonte locale" anche un Mickiewicz o un
Carducci, il che (prescindendo dal carattere contingente
di una parte più o meno notevole dell'opera lasciataci
da questi poeti) sarebbe assai ingiusto ed erroneo.
Non è insomma possibile di studiare la letteratura
ceca nei suoi sviluppi e tanto meno di confrontarla
(come parecchi critici cechi hanno fatto) con le altre
letterature slave, senza tener conto della posizione
geografica, della storia, dei problemi nazionali e
sociali del popolo ceco.
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