Scarica il Pdf solo di questo testo [114 Kb]
[Dall'incipit dell'articolo]
Anche
se ho partecipato in prima persona alla presentazione di Jordan
Radičkov al pubblico italiano e ho anche tentato in più sedi
di dare una qualche caratteristica della sua prosa straordinaria,
in questa sede mi propongo esclusivamente di offrire una testimonianza
documentale dei miei incontri e della frequentazione amichevole,
per quasi un quarto di secolo, con questo artista e uomo davvero
al di fuori del comune, che, proiettato dal suo bellissimo
e aspro nordovest bulgaro nello spazio letterario europeo,
è riuscito, grazie al suo talento e alle tantissime traduzioni
delle sue opere nelle lingue più svariate, a commuovere, divertire
e far riflettere lettori di tutti i continenti. Ebbi occasione
di conoscerlo grazie a Petăr Dinekov che ho sempre considerato
un grande Maestro e che (me lo ha detto e lo ha anche scritto
Jordan) mi stimava e mi voleva bene. Oltre ai rituali incontri
a Sofia (nella sua casa in via Karavelov o al caffè Kristal)
durante i quali potevo godere di iniezioni massicce di intelligenza
critica, erudizione e saggezza di vita, ha avuto occasione
di incontrare Dinekov anche nell'ambito dello MKS [Comitato
internazionale degli slavisti], nel quale io rappresentavo
l'Italia e Dinekov la Bulgaria, in Danimarca, Svizzera e in
altri paesi. Dinekov, che aveva captato il mio sempre maggiore
interesse per la letteratura bulgara contemporanea (ero partito
dal bulgaro antico e, attraverso i Damaskini, Paisij e Sofronij
ero giunto alla prosa diHajtov) volle farmi un regalo impagabile
e che, per aspetti anche significativi, avrebbe cambiato la
mia vita: mi portà, nell'estate del 1979, in viale Tolbuchin
e mi presentò a Jordan e alla inseparabile Susi. Ricordo che
fui subito impressionato dalla figura di Jordan, dalla sua
fisionomia scavata e quantomai espressiva, nonché dalla sua
spontaneità e gentilezza. Tornato a Pisa con i due tomi di
Izbrani razkazi [Racconti scelti, 1979] cominciai
subito a leggerli a lezione per i pochi studenti avanzati
di slavistica. Il primo testo era “Verbljud” [Il Verbljud].
Ne ero stato immediatamente sconvolto e affascinato; col pretesto
di offrire informazioni di grammatica storica del bulgaro
(gli studenti sapevano molto di più il bulgaro antico che
quello moderno) cercai di travasare in loro la mia meraviglia
ed entusiasmo commentando il testo parola per parola. Il giovane
Danilo Manera, bravissimo studente di russo presso l'Università
e la Scuola Normale di Pisa, ne rimase folgorato a prima vista.
Concordammo una tesi di laurea sulla prosa di Radičkov. Manera
ottenne una borsa di studio e andò a Sofia dove conobbe Jordan
e ne divenne, in brevissimo tempo, amico affettuoso, nonché
eccellente traduttore, anzi il traduttore italiano
di Radičkov. Il 4 novembre del 1980 Manera si laureò col massimo
dei voti con una tesi sulla prosa di Radičkov. Nel 1983 riuscì
a far pubblicare, presso l'autorevole casa editrice Marietti,
il volume I racconti di Čerkazki, che comprendeva
racconti e schizzi da Svirepo nastroenie [Umor furioso],
Vodolej [Acquario] e Vjat’’r’’t na spokojstvieto
[Il vento della serenità] con un inedito pezzo in forma di
saluto per il lettore italiano. Fu un vero successo editoriale:
Radičkov ottenne uno dei premi del concorso Grinzane-Cavour
e fu battuto di misura nell'assegnazione del superpremio che
andò a Natalie Sarraute. La giuria era costituita da studenti
di varie scuole medie superiori italiane, oltre che da critici
rinomati. Il 9 giugno 1984, in una giornata limpida e ventosa,
i premi vennero consegnati sul piazzale dello storico castello
di Grinzane Cavour alla presenza del ministro della Pubblica
istruzione. In tempo relativamente breve uscirono numerosissime
recensioni, tutte molto positive, alcune delle quali dovute
a critici di valore internazionale, come Claudio Magris e
Maria Corti. La sera del 12 giugno Jordan e Susi, accompagnati
da Danilo Manera, arrivarono a Pisa. La mattina del 13 salimmo
in cima alla Torre pendente e, subito dopo, Jordan tenne,
alla presenza di molti studenti e insegnanti, una lezione
sulla letteratura bulgara, alla quale fece seguito una nutrita
serie di domande e di relative risposte. I contenuti della
lezione di Jordan sono stati riassunti da Manera su una combattiva
rivista letteraria piemontese. Avevo detto a Jordan che nelle
aule pisane aveva insegnato il grande Galileo Galilei. Jordan
riferisce divertito questo particolare in una intervista apparsa
a Sofia il mese successivo2. Nel pomeriggio, c'era un sole
scottante, andammo al mare. Ricordo perfettamente quella giornata
pisana con Jordan e Susi, anche perch´e nello stesso giorno
si svolsero, accompagnati da una folla enorme di cittadini,
i funerali di Enrico Berlinguer. Il giorno dopo facemmo una
gita in due tra le più famose città medioevali toscane: S.
Gimignano, con le sue numerose case-torri e Volterra, dove
visitammo il celebre museo etrusco. Parlammo molto di bronzi
etruschi, di architettura romanica, di piante e animali, in
particolare di istrici (bodlivi praseta) e di un
ramarro, che stava attraversando la strada e che evitammo
con una sterzata di schiacciare. Ricordo con grande piacere
il modo in cui Jordan trasformava “in diretta” e in qualche
modo poetizzava discorsi e avvenimenti di quella giornata.
Un mio ex studente, a Volterra, regalò a Jordan una copia
del celebre bronzetto etrusco “L'ombra della sera”, che si
trova oggi a casa Radičkov, e un piattino-portacenere, che
raffigurava due giovani amanti abbracciati su piante di ortica,
che Jordan volle poi regalare, maliziosamente, a Dinekov.
Il giorno dopo visitammo Firenze, da dove Jordan e Susi ripartirono
per Sofia.
[...]
|