
Il titolo
Andegraund, con la sua ‘fedele’ traslitterazione
fonetica in cirillico, rivela immediatamente la natura
leningradese del tema, come spiega in maniera approfondita
l'autore nel primo dei cinque capitoli del testo:
Istorija
kak bukvalizm. L'uso del termine
underground, adottato in
epoca recente, si riferisce al fenomeno delle arti figurative,
musicali e letterarie non ufficiali a Leningrado nel secondo
Novecento e pone l'accento, al contempo, sull'impostazione
metodologica del libro, in cui Stanislav Savickij si affida ad un
approccio critico che esula da quello tradizionale degli studi
letterari in Russia accostandosi alla scia dei più attuali
cultural studies. L'aura mitica che avvolge la letteratura non
ufficiale di Leningrado è presentata al lettore attraverso una
prospettiva originale e appassionata, affrontata dal giovane
autore tramite una serie cospicua di incontri personali con i
protagonisti dell'
Underground. Le interviste e alcuni
materiali in
samizdat inediti sono le fonti che permettono
di rappresentare le caratteristiche principali di questo originale
fenomeno letterario.
Scopo del volume di Savickij è di porre in risalto il
funzionamento che ha contraddistinto la letteratura non
ufficiale nel contesto culturale leningradese della tarda
epoca sovietica. Il taglio critico non essendo prettamente
storico-letterario, né tanto meno testologico e filologico,
offre lo spazio per approfondimenti non rigidamente gerarchizzati,
ma al contempo trascura alcuni passaggi, che, attraversati con meno
rigore descrittivo, non sottolineano a dovere le tappe evolutive
dell'
Underground. La ricostruzione dei meccanismi culturali
che animano il movimento non conformista di Leningrado a partire dagli anni
Cinquanta fino al periodo di disgregazione dell'impero sovietico degli anni
Ottanta appare tuttavia riuscita. Emergono dei luoghi comuni che ambiscono a
definire i comportamenti e le peculiarità della vita letteraria e quotidiana
degli autori non ufficiali. Il dissenso è giustamente ripreso non su base politica:
la descrizione del processo a Brodskij rivive, ad esempio, attraverso una
prospettiva estetica e indiscrezioni aneddotiche. Con la stessa originalità
vengono affrontate figure come Andrej Bitov, con le vicissitudini del suo
romanzo
Puškinskij Dom, o le sorti del gruppo della Malaja Sadovaja, i
Chelenukty
di Vladimir Erl', o la storia di Gorožane. L'aura di privatezza,
più che di segretezza, insieme alle anormalità comportamentali, che da anticonformismo
si trasformano in una specie di teatro dell'assurdo, sono le sfumature di un fenomeno
che Savickij sa convogliare verso una articolata interpretazione. L'idea
dell'emarginazione diviene motivo centrale nella periferica visione di Leningrado.
Per gli eroi dell'
Underground, che vivono di proprie proiezioni e illusioni,
basate su un canone estetico-filosofico che punta tutto sull'irrazionalità,
l'antiutopia si presenta come una sorta di necessità ideologica. C'è inoltre una
prerogativa esistenzialista rielaborata nella letteratura non ufficiale che, come fa
rilevare l'autore, si nutre di appassionate letture e traduzioni, in particolare di
autori stranieri come J.P. Sartre e A. Camus. Lo sguardo a Occidente e il dialogo con
l'emigrazione russa (il
tamizdat) è una componente essenziale per gli autori non ufficiali.
L'analisi di Savickij risulta approfondita per quanto riguarda gli avvenimenti e i
personaggi protagonisti della Leningrado non conformista degli anni Sessanta,
mentre sembra essere più superficiale nell'affrontare l'ultima fase, gli anni
Settanta e Ottanta, caratterizzati da un proliferare di riviste in
samizdat e
dal moltiplicarsi delle attività di collaborazione (seminari, conferenze e incontri)
che definiscono e consolidano l'identità del movimento leningradese della cosiddetta seconda cultura.