
Le pagine traumatiche di memorie lampo e impressioni liriche sulle
sorti infantili dell'eroe scandiscono il ritmo di una
rivisitazione psico-temporale, un rito cronologico dell'inconscio
che sembra consumarsi a ritroso. Le adulte proiezioni
autofinzionali di N. Kononov si riversano nel dolore, nelle fobie,
nei complessi e nei valori di una educazione sentiti e mai
superati, catturati nei primi anni di vita... fino al grembo
materno. Romanzo che si fa sfuggente in raffinati flash back
psicoanalitici, non di rado cervellotici, scavati con un
linguaggio ricercato e non facilmente digeribili da stomaci gonfi
di gassose e più frizzanti letture. Si avverte la ridondanza
poetica, che conferisce un'armonia dissonante al terrore delle
percezioni del piccolo grande eroe. Il funerale di un grillo è
l'iniziazione, nella confusione mistificata
dell'autore-protagonista, poeta erudito di filosofia, attraversato
nell'inconscio fanciullino della prosa da percezioni alquanto
proustiane, che richiamano all'autoanalisi linguistica, visiva,
olfattiva, tattile della psiche, in un tempo fuori di sé.