S. Basara
Quel che si dice dei Ciclisti Rosacroce
traduzione di M.R. Leto, Edizioni Anfora, Milano 2005
(Recensione di Alessandra Andolfo)
eSamizdat 2005 (III) 2-3, pp. 511-512
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L’autore, notissimo non solo in patria, ma anche in Francia, dove sono state tradotti cinque suoi romanzi negli ultimi sette anni [Le miroir fêlé (ed. or.: Napuklo ogledalo, 1986) pubblicato nel 2005, Phénomeènes (ed. or.: Fenomeni, 1989 ), nel 2004, Histoires en disparition (ed. or.: Price u nestajanju, 1982), nel 2001, Le pays maudit (ed. or.: Ukleta zemlja, 1995), del 1998 e infine De bello civili, (ed. or.: 1993) nel 1996], approda in Italia grazie a una piccola e giovane casa editrice dopo qualche anno di “purgatorio” nelle antologie (il suo bellissimo racconto “Festicciola fatale” era infatti apparso nell’antologia Casablanca serba, Milano 2003). Svetislav Basara, ambasciatore della Serbia e Montenegro a Cipro, è uno degli scrittori serbi più prolifici (la sua opera conta oltre venti volumi). Nato a Bajina Bašta nel 1953, è considerato giustamente, e non solo in patria, uno dei talenti più autentici della letteratura serba degli ultimi due decenni (del suo primo romanzo Kinesko pismo pubblicato nel 1985 è uscita l’anno scorso la traduzione inglese presso la Dalkey Archive Press). La traduzione di Fama o biciklistima, libro del 1988, rappresenta una vera e propria sfida, per due motivi: a giudicare dall’anno di pubblicazione, il libro appartiene a un’epoca ormai remota e per di più esiste una difficoltà oggettiva nel rendere in un’altra lingua la prosa dell’autore, così ricca di giochi di parole e di allusioni a una realtà lontana sia dal punto di vista cronologico che geografico (in un articolo apparso nel 2002 sulla letteratura serba dell’ultimo decennio, Pedrag Brajović ammoniva che “la massa di allusioni ad avvenimenti concreti, a idee e personalità, rende la prosa di Basara quasi incomprensibile al lettore non serbo”, P. Brajović, “La letteratura politicizzata”, in: Cinque letterature oggi. Atti del convegno internazionale, a cura di A. Cosentino, Udine 2002, p. 254). L’ottimo lavoro della traduttrice Maria Rita Leto, rende invece con precisione, ma anche con fedeltà allo spirito, quella corrosiva ironia e quella passione per il paradosso e l’assurdo che rappresenta la cifra stilistica dell’autore.
Il libro è un collage di testimonianze storiche apocrife sulla presunta setta dei Ciclisti Rosacroce, che esisterebbe fin dai tempi della Torre di Babele. L’autore ripercorre la storia svelando il suo “lato oscuro” sulla sella di una bicicletta dai tempi del regno di Carlo il Brutto, passando per il tenebroso medioevo, con gli immancabili roghi di presunti “eretici” e la Santa inquisizione, saltando al XIX secolo, con le argute deduzioni di Sherlock Holmes, fino a giungere al secolo successivo, attraverso la corrispondenza apocrifa di Sigmund Freud. Nel Novecento si scatena la vena surreale e visionaria dell’autore. Il complotto della setta ormai minaccia l’ordine mondiale. Le teorie di un certo Kowalsky, poeta, narratore e saggista, nonché membro della setta, giungono all’orecchio di Stalin. Da questo momento il complotto assume dimensioni planetarie e ogni ipotesi sul futuro diventa possibile e culmina in una visione apocalittica illustrata con precisione nel saggio “Follia dell’architettura – architettura della follia”, premessa teorica del progetto del grande manicomio: “l’ospedale è concepito come uno stato e tutti i suoi cittadini sono solo potenzialmente pazzi [...] L’ideologia ufficiale dello stato è la psicoanalisi”.
L’assurdo politico e intellettuale del totalitarismo rappresenta il bersaglio preferito di Basara e la lettura di questo libro può essere considerato un utile esercizio di “decostruzione” di tutte le utopie che hanno segnato il Novecento. Vale infine la pena di segnalare una breve appendice con le bellissime poesie scritte da Jozef Kowalsky nel corso del suo misterioso e importante viaggio tra Mosca, i Balcani e l’Anatolia per giungere a quella Babilonia dove si presume fosse stata fondata la misteriosa setta.
Con Quel che si dice dei Ciclisti Rosacroce Basara dimostra di meritare un posto sulla scena letteraria mondiale all’ombra di grandi maestri come Borges e Beckett, anche se tra i suoi maestri dobbiamo menzionare anche un grande serbo, come Borislav Pekić, autore di quel meraviglioso Vangelo apocrifo che è Il tempo dei miracoli, recentemente edito da Fanucci.

 
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