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di tutte le recensioni di questo numero  Dopo
l'esauriente e originale monografia di Michail Jampol'skij
[ Bespamjatstvo kak istok (Čitaja Charmsa), Moskva
1998] la casa editrice Novoe literaturnoe obozrenie propone
un altro lavoro dedicato a Daniil Charms insieme ad un altro
esponente della letteratura dell'assurdo, Samuel Beckett.
L'accostamento non è certo nuovo: si può dire che la conoscenza
dello scrittore russo da parte della critica occidentale sia
avvenuta proprio attraverso la lettura e l'approfondimento
dell'assurdo europeo. Negli ultimi anni gli studi di comparatistica
hanno ceduto il passo a delle monografie su Charms o sulla
poetica degli Oberjuty [A. Kobrinskij, Poetika
“OBERJU” v kontekste russkogo literaturnogo avangarda,
Moskva 2000] all'interno dell'esperienza dell'avanguardia
russa, dai simbolisti ai futuristi. Jampol'skij ha sondato
la “periferia filologica” dell'opera di Charms in un “libero
movimento del pensiero all'interno del testo”. Tokarev applica
questo metodo anche allo studio dello scrittore franco-irlandese,
in un'analisi che potremmo definire un libero movimento del
pensiero alla ricerca delle associazioni possibili. Oltre
all'ombra di Jampol'skij, che l'autore comunque critica in
diversi momenti, c'è quella dello svizzero Jean Philippe Jaccard
e della sua organica trattazione sui rapporti tra Charms e
Vvedenskij con Beckett, Ionesco e l'esistenzialismo [J.Ph.
Jaccard, Daniil Harms et la fin de l'avant-gard russe,
Bern 1991]. Tokarev amalgama il tutto in una nuova lettura
che ha fatto tesoro della profonda immersione di Jampol'skij
nella parola di Charms, per farla riemergere nel contesto
europeo dell'assurdo e dando vita alla prima monografia russa
su Beckett.
Charms e Beckett non sapevano nulla l'uno dell'altro, eppure le
loro opere e la loro visione del mondo sembrano animate da uno
stesso ``spirito del tempo''. Entrambi, secondo Tokarev, aspirano
all' očiščenie del mondo, a scalfire la
superficie degli oggetti e della parola per ricondurli alla loro
forma più autentica: la poesia creatrice per Charms, il
non-essere per Beckett. Per raggiungere il proprio obiettivo il
primo utilizza la parola stessa, emancipata dai suoi significati
funzionali e che si è riappropriata della sua essenza più
profonda, capace di costruire una poesia della realtà. Il
secondo invece si rivolge all'immagine, poiché la
purificazione del mondo consiste nel raggiungere il silenzio
attraverso il superamento della parola. Charms vuole mostrare la
``logica dell'assurdo'', la voce più autentica del mondo,
almeno finché la realtà che lo circonda non diventa sempre
più alogica, sempre più inspiegabile. Intorno alla
metà degli anni Trenta infatti, la sua poesia lascia il posto
ad una prosa che cerca di raccontare e decifrare l'assurdo del
reale. Beckett sente di vivere in una realtà assurda, unica
rivolta possibile è l'autoesclusione dalla realtà stessa,
attraverso un non-essere verbale, il silenzio, e ontologico, la
morte. I suoi personaggi sono uomini in rivolta che tendono alla
non-esistenza e che quindi sono ritenuti dal mondo strani, pazzi o
sono destinati a morire. La novità della trattazione di
Tokarev è quella di non guardare al teatro come luogo
esclusivo di contatto tra i due scrittori, ma di affrontare le
opere meno conosciute di Beckett, le prose e i romanzi, sino alle
sceneggiature per la televisione degli ultimi anni: la scelta di
intitolare la monografia Kurs na chudšee (Cap au
pire, una delle ultime prose di Beckett),
annuncia sin dall'inizio, la chiave di lettura del libro.
Tra le varie tematiche affrontate, vale la pena di menzionare la
sessualità (che non ci sembra però scevra da letture
forzate), la musica e soprattutto il rapporto tra letteratura e
filosofia dell'assurdo attraverso il ben congeniato trinomio
Beckett-Charms-Sartre.
La ricchezza delle note esplicative non giustifica la quasi totale
assenza di bibliografia per Charms: l'autore si limita a rimandare
a quella di Jaccard ed elenca sette titoli che lasciano il lettore
interessato a bocca asciutta. Ma non vogliamo tirare conclusioni
affrettate, lasciamo all'autore il beneficio del dubbio
dell'esigenza editoriale, dal momento che anche la monografia di
Jampol'skij in questo senso tace. A questa carenza Tokarev sembra
porre rimedio con una bibliografia più corposa su Beckett. A
coloro che sono interessati allo scrittore russo converrà
invece indirizzarsi a quella dettagliata e aggiornata di
Kobrinskij.
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