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di tutte le recensioni di questo numero  Il
fallocentrismo e il ruolo predominante del mat non
sono gli unici elementi che giustificano l'accostamento dei
due volumetti russi pubblicati dalla Voland. Infatti già dal
titolo che insiste in entrambe le opere sul nome dei protagonisti
si assiste quasi a un divertito gioco di rimandi, con la differenza
che con Luka Mudiščev è già marcata l'infrazione
linguistica del tabù ( mudi infatti in russo significa
coglioni), mentre con Nikolaj Nikolaevič più prosaicamente
si allude alla funzione meramente riproduttiva del protagonista
pronto a generare milioni di altri Nikolaj Nikolaevič. Ma
già che ci siamo andrà detto che anche gli autori hanno un
certo grado di affinità, se non altro nel fatto che del Luka
Mudiščev s'ignora ufficialmente la paternità, anche se
non mancano, come fa notare il curatore nella dotta e circostanziata
introduzione (tutto sommato la cosa migliore di questa operazione
editoriale), seri motivi per attribuirla a Petr Vasil'evič
Šumacher (1817-1891); Nikolaj Nikolaevič, di contro,
ha sì un padre certo, Juz Aleškovskij, ma è opera nata e circolata
all'inizio degli anni ' 70 del Novecento (pubblicata in Russia,
però, solo nel 1990), ovvero nel pieno del fenomeno samizdat
che per motivi ovvi, se non altro il bisogno di sfuggire alla
censura e la necessità di garantire la sicurezza di chi scrive,
ha più di qualche caratteristica che lo imparenti con l'oralità,
col folklore, e quindi col carattere anonimo della trasmissione.
Luka Mudiščev (pubblicato per la prima volta in
Russia nel 1991) è opera in versi probabilmente
scritta, stando ai realia, verso la metà del XIX secolo
e che ha come sfondo la Mosca mercantile, la stessa di Ostrovskij,
della quale, anzi, come ipotizza Cesare G. De michelis
nell'introduzione, costituirebbe il controcanto parodico. Ma, a
fronte del titolo, l'eroe principale di questi versi licenziosi
non è poi tanto Luka, quanto “d'un mercante la vedova
piacente” in cerca di emozioni forti e soprattutto di un fallo di
dimensioni eccezionali che ne soddisfi le altrimenti insaziabili
voglie. Si potrebbe dire che questo fallo sia Luka stesso più
che il suo membro, fatto sta che una meščanka,
Matrjona Markovna, provvederà all'incontro fatale fra i due
ma, ahimé, il miracolo sognato dalla vedova non si compie o
almeno non del tutto visto che il tutto terminerà
nell'inevitabile tragedia e la morte di tutti e tre i
protagonisti. Se Luka Mudiščev è una “storia di
scopate” (ma forse sarebbe più giusto dire che è una
“storia del cazzo”), Nikolaj Nikolaevič è sicuramente
“storia di seghe”. Infatti il protagonista e voce narrante,
uscito dai lagher staliniani, è un borseggiatore innamorato
del proprio mestiere che si aggira nella Mosca dei primissimi anni
'50, fino a quando non trova, grazie all'intraprendenza erotica
della zia, un singolare posto di lavoro in un Istituto di Ricerca
dove si effettuano esperimenti d'avanguardia sull'inseminazione
artificiale. Nikolaj diventa così donatore di sperma, anche se
il vero protagonista della storia, come fa notare il curatore,
Marco Dinelli, è la lingua stessa, un miscuglio esplosivo e
divertente di turpiloquio, giochi di parole, doppi sensi,
contaminazioni. Alla Mosca dei mercanti di Luka
Mudiščev fa qui eco la Mosca staliniana, la Mosca degli
pseudointellettuali e degli pseudoscienziati, la Mosca di Lysenko.
Nikolaj riuscirà a superare, tutto sommato indenne, le
infinite disavventure che gli capiteranno e, anzi, troverà
l'amore in Vlada Jur'evna, moglie frigida e sterile del
vicedirettore dell'Istituto e prima paziente a sottoporsi alla
sperimentazione dello scienziato Kimza, per tramite ovviamente
dello sperma miracoloso di Nikolaj. E qui, a differenza del
Luka Mudiščev, il miracolo si compie per davvero, e non
solo e non tanto perché Vlada rimarrà incinta (finendo
però per avere un aborto spontaneo), ma soprattutto perché
nell'unica scopata narrata nel libro, Nikolaj riuscirà a
strappare “dal gelo perenne” della frigidità la
“principessa addormentata”. Il breve romanzo termina con un
altro esperimento cui Nikolaj si sottopone: trovare una legge che
unisca libido e letteratura. L'esperimento fallirà,
resteranno solo un'infinita serie di dati, un elenco di letture
(diversissime fra loro) catalogate sotto le diciture “si rizza”,
“a metà”, “erezione assente”. Non vale la pena riportare
nel dettaglio questo elenco fallace e poco indicativo, basterà
segnalare due interessanti elementi. Il primo è che la terza
categoria, quella dell'“erezione assente” annovera tanto il
realismo socialista quanto il Don Chisciotte, cosa che turba
a tal punto il protagonista da convincerlo ad abbandonare
l'avviata e redditizia professione di onanista per quella più
semplice di calzolaio (“Dopo il Don Chisciotte persino
farsi le seghe è diventato terribile e difficile. Cosa ci sto
a fare io qui, quando bisogna continuare la guerra con i mulini a
vento?”). Il secondo chiama in causa direttamente il Luka
Mudiščev, che infatti trova la sua collocazione nella
seconda categoria, quella delle erezioni “a metà”. E questo
se non altro a conferma di quanto ha scritto De Michelis
nell'introduzione al Mudiščev dopo averne ricordato
la citazione ne “La fossa” di Kuprin, ovvero che “la sua
attestata circolazione letteraria [...] è a sua
volta all'origine dei riferimenti più o meno criptati che se
ne possono cogliere nella letteratura alta”.
Scontata ma convincente è la motivazione con la quale il
professore dell'Istituto giustificherà il fallimento del
secondo esperimento: “la letteratura ha a che fare con lo spirito
umano, e non con il cazzo di Nikolaj Nikolaevič”. Tanto meno,
sia aggiunto a scanso di equivoci, ha a che fare con quello di
Luka.
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