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di tutte le recensioni di questo numero  Accade
che, durante un viaggio, con la vista annebbiata da un paesaggio
sempre uguale a se stesso, si perda il piacere di uno scorcio
discorde. Stava per succedermi la stessa cosa quando mi è
capitato tra le mani “L'Anatra da richiamo” di J. Radičkov,
pubblicato per la prima volta a Sofia nel 1997.
Ad uno sguardo prevenuto potrebbe sembrare semplicemente
la storia di Paoletto, anatra da richiamo in piume, ossa e stoppino da lampada
a gas, legato alla zampa ad evitarne la fuga. Allo stesso sguardo il libretto
potrebbe sembrare concepito solo per stuzzicare il diletto dell'autore, che
dell'anatra racconta le giornate vissute facendo da richiamo agli stormi e poi
la fuga verso la libertà per unirsi ad altre anitre selvatiche, in barba a stoppino
e cacciatore. Ancora, la trafila delle lettere, tutte più o meno verosimili,
presentate in risposta ad un articolo pubblicato sul locale “Giornale del Nord-Ovest”
sull'accidente Paoletto, potrebbe apparire solo un esercizio di scrittura ricreativa,
senza troppo da aggiungere. Ma se veramente fosse solo questo allora l'avrebbe
vinta il preconcetto. Perché nel paesaggio delle storie possibili ci siamo abituati
a sfondi sempre uguali, a buoni sentimenti e turbe adolescenziali, a battibecchi
coniugali e ad una scrittura sopra le righe che raramente ci chiede di cercare
altro. Anestetizzati da troppa letteratura urbana già solo sentir parlare del
Nord-Ovest della Bulgaria disorienta il lettore non specialista, quando poi
scopriamo che il protagonista della storia è una anatra, per giunta di nome
Paoletto, allora dallo sconforto si passa all'indolenza. Tanto varrebbe aver
viaggiato da dormienti, con la faccia appiccicata al finestrino.
Ma se si prova a guardare meglio ci si accorgerà di altro.
Si leggerà di colpo un diverso romanzo. Si potrebbe scoprire, allora, che la
povera anatra è solo un trucco, che il richiamo stesso alla libertà è uno schermo
dove si riflette l'anima amaramente trastullata dell'autore. Cambiando angolazione
si vede qualcosa di diverso che vale il viaggio. Il romanzo vive di continui
rimpalli da un livello all'altro, in poche pagine l'attenzione viene ridefinita
su temi e ragioni differenti, lasciando la possibilitàdi scegliere quale, tra
i libri che spuntano da dietro le singole pagine, è il libro che si vuole leggere.
Protagonisti della storia sono i popoli che si incrociano e incontrano tra le
pagine del “Giornale del Nord-Ovest”, i bulgari ma anche i valacchi e gli zingari,
la credenze che i turchi si reincarnino nei cinghiali, la dedizione ad una terra
fatta di “forze soprannaturali”, donne medium, l'amalgama delle usanze e, non
si dimentichi, la natura. Nelle parole del prosatore bulgaro, complice una traduzione
intonata di Giuseppe Dell'Agata, si ritrova la semplicità di una natura insolita
che domina con i suoi fiumi e i suoi stagni, segnando “anche i più comuni eventi
atmosferici di un marchio speciale”. Ma la natura che si incontra nelle pagine
del libro a sua volta, non esprime solo se stessa, bensì la storia stessa di
una nazione, ce ne interpreta i malumori e le insofferenze. Nel gioco a domino
dell'autore, la stessa storia recente della Bulgaria si riflette nel piatto
di portata, nella fatica del popolo bulgaro, che delle sue oche, nutrite a forza,
esporta in Francia il fegato e la carne e se ne porta a casa solo la carcassa.
C'è poi lo spettro dell'Europa che si aggira, o abbatte, sul romanzo. Nascosto
dal solito pretesto dell'anatra Paoletto, chiudendo le reazioni pubblicate sull'ipotetico
giornale, questo si manifesta nella voce del redattore che in una accorata lettera
ai lettori, subito definita patetica da un Radičkov quanto mai sornione, accosta
la Bulgaria all'anatra Paoletto, al suo tentativo di libertà ma anche al suo
possibile ritorno nella palude. L'entrata della Bulgaria in Europa è una possibilità
incerta, una porta aperta soltanto per metà, per un paese che non è desiderato,
che appare malfermo, il punto debole dove puntare il dito. Considerato il massimo
prosatore bulgaro, con numerosi tra racconti, romanzi, commedie e libri per
bambini, Radičkov in poche pagine risveglia il lettore e lo porta un passo più
in là del suo pregiudizio pigro sulla possibilità stessa di raccontare ancora
dell'altro. A lettura finita, ci sembra finalmente di aver visto qualcosa di
nuovo, fosse anche soltanto una gallinella d'acqua dalle zampe verdi. E lo scorcio
si apre in tutta la sua primitiva bellezza.
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