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di tutte le recensioni di questo numero
 Presso la casa editrice Ivan Limbach di San Pietroburgo,
tra le più raffinate all'interno dell'attuale panorama editoriale
russo per la scelta delle pubblicazioni e per la cura - redazionale
e grafica - a esse rivolta, è apparso nel 2002 il volume Avangard
i okrestnosti di Tat'jana Nikol'skaja. Il testo raccoglie
una serie di interventi, parzialmente riveduti e corretti,
della nota ricercatrice, apparsi, nel corso degli ultimi vent'anni,
in riviste difficilmente raggiungibili e dalle tirature spesso
estremamente limitate e rivolti allo studio di autori e gruppi
letterari, se non dimenticati, spesso trascurati dagli studiosi:
operazione di per sé meritoria, che presenta al pubblico degli
specialisti studi e ricerche che avrebbero altrimenti subito
la medesima sorte degli artisti cui sono dedicati.
La prima sezione del volume contiene
infatti dodici brevi articoli che, complessivamente, ricostruiscono,
con ricchezza di particolari ed estrema cura bibliografica,
le complicate vicende dell'avanguardia russa in terra georgiana
e dell'avanguardia georgiana tra la fine degli anni Dieci
e i primissimi anni Venti. Tra il maggio del 1918 e il febbraio
del 1921, nei quattro anni di vita della Repubblica Indipendente
di Georgia, Tbilisi divenne infatti una sorta di oasi culturale,
una "città fantastica" che vide fiorire tutta una
serie di gruppi poetici d'ispirazione futurista: da una parte
il Sindikat futuristov, capeggiato dal padre della lingua
zaum', Aleksej Kručenych, e da Il'ja Zdanevič, ideologo
dello vsečestvo, successivamente trasformatosi nel
gruppo 41°, cui si unì anche Igor' Terent'ev, dall'altra l'avanguardia
futurista georgiana, rappresentata dal gruppo Golubye rogi
e dal raggruppamento dei cosiddetti futuristi georgiani, H2
SO4. L'autrice ripercorre la storia
di questi raggruppamenti e degli artisti che ne fecero parte
attraverso l'analisi di opere poetiche e teatrali, manifesti,
serate letterarie e accese polemiche, rivolgendo un'attenzione
particolare ad autori meno noti come Jurij Marr, figlio del
noto linguista, Tat'jana Večorka e Aleksandr Čačikov, mettendo
in particolare rilievo il rapporto, diretto e indiretto, tra
questi gruppi e il dadaismo occidentale, secondo una linea
di interpretazione ormai consolidata che pone in stretta relazione
i poeti zaumniki con gli oberiuty da un
lato, e con il dadaismo e il surrealismo occidentali dall'altro.
Non è dunque un caso che l'autrice faccia spesso riferimento
agli studi di Luigi Magarotto, Jean-Philippe Jaccard e soprattutto
di Marzio Marzaduri, autore del fondamentale testo del 1984
dedicato al cosiddetto "dada russo", e curatore,
insieme alla stessa Nikol'skaja, della raccolta completa delle
opere di Terent'ev, apparsa a Bologna nel 1988, nonché organizzatore
di un convegno, tenutosi a Venezia nel 1989, che ha avuto
per argomento il futurismo zaum' e il dadaismo nella
letteratura russa.
All'interno di questa prima e compatta
sezione del libro si distinguono tuttavia due brevi saggi,
rispettivamente dedicati all'analisi delle opinioni di Jurij
Tynjanov sull'attività poetica dei futuristi e degli zaumniki
e alla ricezione delle idee dell'OPOJAZ in Georgia, che, al
di là del loro valore intrinseco, alludono, nel caso in cui
non fosse già evidente, al ruolo svolto dalle idee di Tynjanov
nella formazione culturale e letteraria dell'autrice. Nella
seconda parte del libro è infatti raccolta una serie di saggi
dedicati ad autori attivi negli anni Venti, poeti e prosatori
"nemagistral'nye", la cui riscoperta, secondo la
linea interpretativa inaugurata negli stessi anni Venti proprio
da Jurij Tynjanov, non può che arricchire e completare, se
non addirittura illuminare, lo studio di una determinata fase
letteraria e culturale.
Oggetto di tali ricerche è in primo
luogo l'influsso del settarismo mistico, con particolare riferimento
alla setta dei chlysty, sulla poesia russa degli
anni Venti, nella fattispecie sulla poesia di Michail Kuzmin
e di due poetesse (Anna Radlova e Ol'ga Čeremšanova), entrambe
appartenenti al gruppo degli Emozionalisti, guidato dallo
stesso Kuzmin. Altro oggetto d'analisi è l'influenza dell'opera
di Elena Guro sulla poesia di autori poco noti come Ada Vladimirovnaja,
Nadežda Bromlej, Marija Škapskaja, Boris Ender e Aleksandr
Tufanov insieme all'attività di poeta e prosatore di un autore
spesso dimenticato, ma molto noto e apprezzato nella sua epoca,
come Konstantin Vaginov, che con il suo primo romanzo Kozlinaja
pesn' offre, in forma parodistica, un quadro ampio e
vivace proprio di quell'ambiente culturale che la Nikol'skaja
tenta di ricostruire ad anni di distanza. Viene infine riconosciuta
anche l'importanza di due pasticheur, molto originali,
ma assolutamente trascurati dalla critica, come Michail Kazakov
e Gleb Alekseev, della prosa, molto popolare negli anni Venti,
ma in seguito quasi completamente dimenticata, di Konstantin
Bolšakov e dell'opera di un poeta zaumnik di seconda
generazione, come Aleksandr Tufanov.
Questi saggi, ricchi di ottimi spunti
di riflessione e sempre molto accurati dal punto di vista
bibliografico, costituiscono, singolarmente presi, il frutto
di anni di lavoro dell'autrice e sono indubbiamente molto
utili per chi si accosta per la prima volta ad autori in parte
o del tutto dimenticati e su cui è spesso difficile reperire
informazioni, ma, nel loro complesso, acquistano un ulteriore,
e più generale significato, che solo la terza e conclusiva
parte del libro pone nella giusta luce. L'ultima sezione è
infatti dedicata ai ricordi legati agli anni di formazione
dell'autrice, cresciuta a Leningrado tra la fine degli anni
Cinquanta e i primi anni Sessanta, e tali ricordi, così come
la sua attività di studiosa, mirano a salvaguardare una preziosa
eredità culturale che andrebbe altrimenti perduta. Oltre alla
figura di Josif Brodskij, l'autrice ricorda anche altri personaggi,
meno noti, dell'underground leningradese di quegli anni, come
l'esteta e decadente Aleksej Sorokin e l'originale cantautore
Aleksej Chvostenko, ma anche l'erudizione e la passione per
gli autori minori e dimenticati - filo conduttore dell'intero
libro - di suo marito, Leonid Čertkov, poi emigrato in Occidente
all'inizio degli anni Settanta, e soprattutto le serate a
casa di Ivan Lichačev e di Andrej Egunov, i due "vecchi"
intorno ai quali si riuniva parte della gioventù leningradese.
Entrambi passati attraverso l'esperienza del lager, il primo
poeta e traduttore dal portoghese, francese e inglese, il
secondo poeta, prosatore, traduttore e studioso di letteratura
greca antica, estimatori dell'opera di Vaginov e Kuzmin, loro
amici di gioventù, i due "vecchi" rappresentano
per i giovani leningradesi che hanno modo di conoscerli un'eredità
da custodire e da non dissipare. E sono soprattutto, insieme
a personaggi come Jakov Druskin, Igor' Bachterev, Genadij
Gor, Ida Nappel'baum, per citarne solo alcuni, i custodi della
memoria di quella intelligencija a-rivoluzionaria
nei confronti della quale, per usare le parole di Jurij Tynjanov,
nella storia della letteratura è stata commessa una grave
ingiustizia, dovuta all'influenza della corrente letteraria
vincitrice. L'ingiustizia, come è ben noto, è stata ben più
che letteraria, ma, in modo del tutto trasversale, la generazione
cui appartiene Tat'jana Nikol'skaja, è riuscita, all'inizio
per vie sotterranee, poi sempre più apertamente, a far pubblicare
e conoscere gli autori (Vaginov, Charms, Vvedenskij) che hanno
poi profondamente influenzato le generazioni successive.
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