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di tutte le recensioni di questo numero
 Siete mai stati alla stazione Kursk di Mosca? Oppure
avete mai provato la fetida esaltazione di un viaggio, lungo
o breve che sia stato, su un vagone di una električka?
Avete mai avuto occasione di parlare con gli angeli (in questo
caso sarebbe interessante conoscere che cosa vi siete detti)?
E di Petuški, cosa mi dite di Petuški? Sì, sì, proprio quel
posto dove gli uccelli non smettono di cantare né di giorno
né di notte! Non ne sapete niente? Allora è proprio il caso
di leggervi questo libriccino, un centinaio di pagine che
scendono giù come un bicchiere di buona vodka. Oddio, non
che in queste pagine ce ne sia molta di buona vodka. Anzi,
quasi per nulla. Ce n'è di tutti i tipi, per tutti i palati,
ma di buona, ahimè, non ce n'è. "Sovetskoe kačestvo'',
si diceva una volta. E "sovetskoe kačestvo'', c'è da
scommetterci, si diceva anche nell'autunno del 1969, epoca
di composizione del manoscritto. Sulla Luna erano arrivati
gli americani, e non i sovietici. Il "socialismo dal
volto umano'' era stato cancellato dalla faccia della terra.
L'URSS era sulla soglia del ventennio più amorfo della sua
storia, l'odioso "zastoj'' brežneviano. Correva pure
voce di una riabilitazione di Stalin, ma nel complesso tutto
andava per il meglio, il socialismo era trionfante e il sol
dell'avvenir stava lì lì per sorgere. Ma torniamo alla vodka.
D'altronde il titolo della prima traduzione italiana, datata
1977, dava proprio a questo inarrivabile prodotto del genio
russo il ruolo di prima donna: Mosca sulla vodka,
suonava proprio così, se la memoria, annebbiata dall'alcool,
non mi inganna. Ci permettiamo di preferire il titolo di questa
nuova traduzione, sia perché più fedele al titolo originale,
sia perché ridimensiona il ruolo della vodka nel romanzo,
un ruolo troppo spesso enfatizzato da critiche e letture (o
letture critiche, fate un po' voi) superficiali. Ci tengo
a sottolineare che l'uso della prima persona plurale non è
dettato da delirio di onnipotenza, ma semplicemente dal fatto
che sono stati gli angeli a suggerirmi questa osservazione.
Il mio ruolo mi obbliga a essere recensore severo e non mi
esimerò dall'esserlo, anche se una genetica timidezza mi frena.
Butto giù un altro bicchierino di vodka e passa la paura:
non mi abituerò mai a questo cannibalismo della traduzione,
che pretende di rendere "proprio'' tutto ciò che "proprio''
non lo è. Come piangono le mie orecchie quando il mio occhio
legge "Circonvallazione dei Giardini''! Gli angeli già
mi gridano in coro che "Sadovoe Kol'co'' sarebbe risultato
incomprensibile al lettore italiano... giusto, giustissimo.
Eppure non riesco ad adeguarmi a questo. Obbedisco, ma non
capisco. Quisquilie, comunque. "Pustjaki''. La traduzione
è assolutamente adeguata all'originale, anche gli angeli sono
rimasti soddisfatti. E siamo soprattutto soddisfatti perché
qualcuno si prende ancora la briga di pubblicare della letteratura
russa ``contemporanea'', al di fuori degli ormai inflazionati
mostri sacri e delle mode passeggere dettate da chissà quale
intuizione metafisica (Denežkina docet, aspettiamo presto
la traduzione delle sue "geniali'' epigone letterarie).
Dispiace solo che ogni tanto ci si abbandoni ad affermazioni
che ci fanno dubitare dell'intelligenza di chi le ha scritte:
quella definizione di Venedikt Erofeev come ``uno dei pochi
grandi geni del secondo Novecento russo'', che abbellisce
la terza di copertina, non mi fa dormire la notte. Gli angeli
vorrebbero sapere chi altro sia stato inserito nella business-class
dei "grandi geni''; io, più umilmente, mi permetto di
far notare che di figure letterarie dello stesso livello di
Erofeev (Venedikt) ce ne sono, e come, nel secondo Novecento
russo. Semplicemente, qui da noi, nessuno le conosce. Pardon.
Mi sono lasciato un po' prendere la mano, forse. Sarà stato
questo ultimo bicchiere di vodka, forse. Non vi arrabbiate,
anzi, brindate insieme a me. Sì, anche la vodka della Kuban'
può andare bene! Persino la birra di Žiguli. può fare al caso
nostro! Ma sì, anche un bel cocktail "Trippa di cane''
non lo si nega mica a nessuno! Tutto è concesso! L'importante
è bere, bere a non finire, bere fino a svenire, bere fino
a vomitarsi l'anima. Insomma, bere. Per dimenticare.
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