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 Commentando il primo racconto inedito di Herling pubblicato
in Italia dopo la sua morte (l'edizione originale è del 2000),
la critica si è soffermata in genere sul rapporto tra l'autore
e l'ebraismo. Nell'esauriente postfazione al testo, Francesco
Cataluccio rileva tra l'altro come fossero ebrei entrambi
i genitori di Herling. Si tratta di un approccio nuovo all'opera
dello scrittore polacco che, soprattutto nei testi più recenti,
ha dimostrato un crescente interesse per le proprie origini.
Per cogliere appieno il significato di questo Requiem
per il campanaro, tuttavia, non bisogna avere paura di
ricercare anche le orme consuete dell'autore. Questi è impegnato
a mettere in risalto anche il male compiuto dal singolo, il
male che convive quotidianamente con il bene, oltre a quello
supremo dell'Olocausto; il racconto unisce così le due dimensioni:
la tragedia universale della "notte dei cristalli'' che
scatena quella individuale di fra' Nafta, protagonista della
narrazione. Quest'ultimo ricorda da vicino il lebbroso de
La torre (racconto contenuto in Ritratto veneziano,
Milano 1995): entrambi sono dei reclusi, l'uno tra le pietre
della costruzione aostana, l'altro psicologicamente "murato''
dalle fiamme della violenza nazista che durante l'infanzia
gli ha strappato i genitori. Fra' Nafta è cresciuto tra i
francescani di Wüpperthal e quelli di Napoli pressoché muto;
grazie al gesto di suonare le campane, lentamente, egli torna
alla parola e alla vita. Vagabonda questuando tra Germania
e Italia, trasforma la propria fede sino al punto di profetizzare
la catastrofe imminente: "Suonate le vostre campane!
Il nostro mondo crudele sta per finire!''. Nella rappresentazione
della Passione che si tiene ogni anno presso Sordevolo nel
Biellese, fra' Nafta interpreta Gesù Cristo. Dà scandalo poiché
accoglie il martirio con un sorriso e per questo motivo viene
allontanato dalla messinscena e dal paese. Dopo moltissimo
tempo, torna a suonare le campane della chiesa di Santa Chiara
a Napoli il giorno di capodanno del 2000. Ricongiungendosi
col proprio sogno, come il lebbroso de La torre,
fra' Nafta deve accettare l'assenza di un significato ultimo
dell'esistenza: il campanile che egli percuote non annuncia
la fine del mondo, ma trasmette al secolo che incomincia l'allarme
per il male causato dal precedente. Ancora una volta, sembra
suggerire Herling, ad un passo dalla morte tutto si risolve
in vita.
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