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di tutte le recensioni di questo numero
Nevinni Čudovišta (Mostri innocenti), si compone di
due parti. La prima è una raccolta di quattro racconti: Eksitus (Morte); Mrakăt, kojto šte pomnim (Le
tenebre di cui ci ricorderemo); Ezikova tragedija (Una
tragedia linguistica); Iztorija s prizrak (Storia con un
fantasma). La seconda parte contiene invece il breve romanzo che
dà il nome alla raccolta.
Elemento comune nelle narrazioni è il profondo senso
di desolazione e straniamento, di sapore vagamente kafkiano, che pervade i personaggi.
I confini della realtà sono incerti, mal definiti; si passa dalle descrizioni
concrete (di viaggi di lavoro, di impegni professionali, di intoppi burocratici)
ai lunghi monologhi interiori dei protagonisti, che trascorrono spesso il tempo
libero passeggiando freneticamente sullo sfondo di una Sofia (spesso avvolta
da nebbia, tenebre, crepuscolo) che, con le sue strade e piazze minuziosamente
menzionate, diviene quasi una metafora della mente umana e dei suoi meandri;
le elucubrazioni dei protagonisti sui dilemmi esistenziali non trovano però
una risposta, e ogni dramma interiore è destinato a rimanere irrisolto: per
Marko, il protagonista del romanzo Mostri innocenti, l'essenza della
vita è "rifuggire da ogni possibilità"; per Stefan, nella novella
Una tragedia linguistica, "il compito di una teoria è di rendere privo
di senso ciò che espone"; Ivan, protagonista della novella Morte,
amministratore di un cinema, si domanda se la vera felicità non sia quella delle
persone prive di senno come suo fratello, deceduto di recente, o Berlika, un
addetto ai riscaldamenti perennemente ubriaco, anch'egli morto da poco.
La seconda novella, Le tenebre di cui ci ricorderemo, è
forse meno introspettiva, ma ugualmente desolante: Galin, ex
campione di football, recatosi a una cena tra ex compagni di
classe sperando di incontrare una sua vecchia fiamma,
trascorrerà invece una serata triste e noiosa, ulteriormente
funestata dalla notizia che una cara insegnante ha perso la vista.
I confini della realtà sono così labili, che quasi
inavvertitamente si passa da situazioni verosimili ad altre che
sembrano alla frontiera tra sogno e visione. Nella Storia con
un fantasma, un medico recatosi a visitare un ammalato scopre in
casa di quest'ultimo un fantasma, e poco dopo gli appariranno tre
dervisci con un turbante, che gli sveleranno l'esistenza di una
realtà trascendente. Nel racconto Una tragedia
linguistica, due anziani, fratello e sorella, discutono delle
tragiche vicende di Peju Javorov e Lora Karavelova (Lora, nipote
del noto scrittore Ljuben Karavelov e moglie del poeta P. Javorov,
tormentata dalla gelosia verso il marito si era tolta la vita, e
suo marito si era sparato un colpo di pistola che lo aveva reso
cieco finchè a sua volta si era suicidato). Il fratello
paragona i protagonisti di questa tragedia alle particelle
elementari, componenti di un mondo da lui teorizzato,
imperscrutabile per i parametri di conoscenza umana: discutendone
con la sorella, la sua teoria circa questo mondo risulterà
priva di senso, i due giungeranno alla desolante conclusione che
la parte di dolore quotidiano che spetta a ognuno è peggiore
di qualsiasi tragedia .
Sono i personaggi più tormentati ad avere il ruolo di
protagonisti; talvolta accanto ad essi vi è una sorta di alter ego: è il caso di Marko e di Ženev, protagonisti
del breve romanzo Mostri innocenti; accanto a loro vi sono
figure più superficiali, come quella di Plamen, scrittore che
raggiungerà il successo, a differenza di Ženev, che non sa
fare altro che mutuare da altri scrittori, e la cui storia è a
tratti quasi speculare rispetto a quella di Marko, anch'egli
destinato all'insuccesso.
Lo stile è particolarmente forbito: le azioni dei personaggi
sono descritte talvolta con minuziosità, ma servono solo da
cornice per contenere i lunghi calvari interiori. Il titolo del
breve romanzo è tratto da una citazione di una frase di
Baudelaire, da parte dello scrittore-pensatore Ženev, e si
riferisce alla duplicità della natura umana, alla facilità
con cui l'ingenuità può trasformarsi in perversità.
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