"Martini, La Russia oltre l'Urss", di Vittorio Strada, Il corriere della sera, Martedì 9 agosto 2005
 
È morto ieri, stroncato da una grave malattia, Mauro Martini, studioso di cultura e storia dei Paesi dell’Est. Nato a Venezia nel 1956, insegnava Letteratura russa all’Università di Trento.
Con l’improvvisa scomparsa di Mauro Martini, la non folta schiera degli studiosi della cultura e letteratura russa o più genericamente della Russia si è impoverita, perdendo un suo membro di valore. Più che uno studioso accademico, Martini è stato un «ricercatore sul campo», essendosi il suo interesse e la sua perizia esercitati soprattutto nella sfera della realtà prima sovietica e poi russa attuale, delle quali è stato testimone e analista attento, da ultimo, come tutti quelli che condividevano il suo campo di studio, rivolto in particolare alla transizione tra le due ipostasi della Russia novecentesca: quella del lungo periodo comunista e quella, ancora gravata dall’eredità sovietica, emersa a partire dal 1991 attraverso una svolta epocale pari, per significato storico, a quella dell’ottobre 1917, ma, naturalmente, di segno ideologico e politico inverso.
Ultimamente i suoi interventi si potevano leggere, in particolare, sulle pagine del Foglio di Giuliano Ferrara: si trattava di articoli informati, equilibrati, illuminati sugli eventi politici, non sempre adeguatamente seguiti dalla grande stampa, non soltanto della Federazione russa, ma anche dell’area delle repubbliche ex sovietiche che, diventate autonome e sovrane, sono pur sempre legate, in senso geopolitico e storico, alla Russia.
Gli studi di Mauro Martini avevano, però, un orizzonte più ampio: si spingevano oltre la politica immediata per esplorare il retroterra culturale postsovietico russo, come dimostrano i suoi due ultimi libri, editi rispettivamente da Bruno Mondadori e da Einaudi. Il primo, del 2002, intitolato Oltre il disgelo. La letteratura russa dopo l’Urss, a suo tempo recensito sulle pagine di questo giornale, indaga quella che è sempre stata la sfera più sensibile del mondo russo, quella letteraria, con una particolarissima trasformazione-deformazione nel periodo sovietico e con un ritorno a una quasi normalità nel quindicennio postsovietico. Si tratta di due fasi distinte, ma non prive di fili di continuità, che Martini ha seguito, approfondendo poi la sua ricerca in un campo più ampio, sia pure centrato sempre sulla letteratura a scapito forse di altre sfere di cultura, nell’altro suo libro, uscito proprio quest’anno, L’utopia spodestata. Le trasformazioni culturali della Russia dopo il crollo dell’Urss (pagine 182, 15,50). Nel panorama culturale italiano, dove la Russia ha perso quel posto centrale d’attenzione che occupava quando era sovietica e troppo spesso diventa oggetto d’informazione solo quando qualche evento tragico o scandaloso la investe, mentre, in realtà, essa costituisce una realtà politica, sociale, culturale tra le più interessanti del mondo, Mauro Martini aveva dato il suo contributo di studioso e insieme di «cronista», lasciando un buon ricordo in chi lo ha conosciuto e apprezzato.



 
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