|
Mauro Martini non era
più un giovane slavista nemmeno in Italia, ma quando
l’altro giorno si è dovuto arrendere aveva solo 49 anni
(appena 14 in più dei curatori di eSamizdat). Non era
più un giovane slavista, eppure era fra i più stimati
dalla (tutta teorica) giovane slavistica italiana, la
quale, nelle ore successive alla notizia della sua morte,
ci ha in vario modo espresso sconcerto e profonda tristezza
per la perdita di un punto di riferimento umano e culturale
unico, per la scomparsa di uno dei pochissimi professori
(ma chissà se gli sarebbe piaciuto essere chiamato così)
capace di dare del tu, in tutti i sensi, a chi con timore
ed entusiasmo si affacciava e si affaccia a questo tipo
di studi.
Si è detto più volte, anche su questa rivista, che nel
nostro panorama editoriale la letteratura russa sta
vivendo un periodo di inconsueta fioritura. Quello che
forse non si è detto in modo sufficientemente chiaro
è che un grosso merito di questo rinnovato interesse
e del risultato, quantitativamente e qualitativamente
consistente, delle nuove traduzioni letterarie dal russo
si deve proprio a Martini, il quale, negli ultimi anni,
ha inoltre contribuito in maniera significativa e diretta
alla conoscenza e all’analisi dei processi letterari
contemporanei (russi e non solo). Traducendo un libro
dal russo, dal polacco o dal ceco si aveva la certezza
che Martini l’avrebbe recensito, e senza stare a guardare
chi l’aveva tradotto. Oltre alle centinaia di recensioni
che molti di noi cercavano e leggevano anche quando
non erano d’accordo con quanto scriveva, ha pubblicato
diversi libri. Le sue tre opere maggiori rappresentano
il frutto di un’appassionata ricerca degli elementi
di tradizione e innovazione della cultura russa, sovietica
e post-sovietica (Le mura del Cremlino, Reverdito
editore Trento 1987; Oltre il disgelo. La letteratura
russa dopo l’Urss, Bruno Mondatori Milano 2002;
L’utopia spodestata. Le trasformazioni culturali
della Russia dopo il crollo dell’Urss, Einaudi
Torino 2005).
I suoi due ultimi e recentissimi lavori (il libro sull’utopia
e La nuovissima poesia russa, Torino 2005)
saranno recensiti sul prossimo numero della nostra rivista,
sicuramente accompagnati da altri materiali che lo riguardano.
In questo momento, oltre a offrire una rassegna stampa
dedicata alla notizia della sua morte, vogliamo semplicemente
salutare e dire grazie a Mauro, che è stato il nostro
primo lettore in assoluto (quando ancora sito e rivista
non erano di dominio pubblico) e che ha voluto e saputo
incoraggiarci, seguirci, pubblicizzarci, metterci in
guardia e consigliarci. Stavamo pensando ad altri progetti
in comune ma, come per tante altre cose, non ci sarà
il tempo di realizzarli. Ciao Mauro.
eSamizdat |
|