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[Dall'incipit del dialogo]
Marco Sabbatini
Chi intraprende la via della slavistica ha sempre una curiosità
legata ai perché e alle modalità con cui le
generazioni passate si sono appassionate a tali studi: lei,
Georges, quando e come è diventato un russista o più
in generale uno slavista?
Georges Nivat
Il mio primo contatto con la lingua russa risale all'età di
16 anni, quando strinsi amicizia con un rilegatore che lavorava
"in camera", al settimo piano di una vecchia casa
a Clermont-Ferrand, la mia città natale. Proveniva da Kuban'
e aveva combattuto con Denikin, poi aveva sposato una donna
di Clermont. Fu lui a farmi apprendere un po' di russo col
suo accento molto meridionale, del quale mi sono dovuto successivamente
disfare. A vent'anni entrai come latinista alla Scuola Normale
Superiore della rue d'Ulm a Parigi, anche se avevo portato
a termine gli studi d'inglese (l'aver frequentato delle scuole
inglesi mi aveva portato ad amare l'Inghilterra). Ed è proprio
lì, in questa sorta di abbazia di Thélème della rue d'Ulm
che ho cominciato a studiare il russo. I professori d'inglese
alla Sorbona mi annoiavano e andai allora ad ascoltare il
professor Pierre Pascal. Scoprii tutt'altro genere d'insegnamento:
personale, ironico, caloroso; fu lui a convertirmi definitivamente
al russo.
Marco Sabbatini
All'epoca era un ambito di studi con un marcato retroscena
ideologico...
Georges Nivat
Nell'ottobre 1956, Pierre Pascal m'inviò in Urss, dove lui,
essendo sfuggito per un pelo alle grandi purghe di Mosca dopo
diciassette anni d'impegno rivoluzionario, non si recava più.
Avevo una camera sulle colline Lenin: di stranieri c'erano
solo due o tre francesi, degli studenti dei paesi socialisti
(avevo molti amici polacchi) e qualche altro studente occidentale
inviato dai partiti comunisti; il contingente più grande era
quello italiano. C'erano Berlinguer e altri, io strinsi amicizia
con uno di loro, che si chiamava Enzo Ferrari.
Marco Sabbatini
Quale fu la prima impressione del mondo russo nel contesto
dell'Unione sovietica? Era complicato potersi muovere nell'Europa
dell'Est e in particolare in Urss per uno studente universitario
occidentale?
Georges Nivat
Sono riuscito a viaggiare parecchio, anche se occorreva l'autorizzazione
dell'Ovir. Ero rimasto stupito dal fatto che la Russia
sovietica fosse molto lontana da un paese irreggimentato:
vi regnava un vivo disordine. Alla stazione di Kiev mi capitò
di vedere delle donne passare, per non pagare il biglietto,
"in tromba" davanti al controllore usando il sistema
"dell'ariete". Non ero mai stato comunista, ma credevo
esistesse un ordine più utopico nella Russia comunista. Quel
disordine invece mi piaceva. Feci rapidamente conoscenza con
dei dissidenti e con alcune vittime del Terrore. Cominciavo
ad aver un punto di vista opposto, a vedere "il sotterraneo".
[...]
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