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solo di questo articolo [Dall'incipit del dialogo]
eSamizdat
Nel primo numero di eSamizdat,
come sai, abbiamo intervistato Luigi Marinelli, preannunciando
tra l'altro questa intervista con te, e alcune delle domande
che ti faremo sono volutamente le stesse che abbiamo fatto
anche a lui, a cominciare dalla prima: secondo te perché
abbiamo deciso di intervistare proprio te?
Giuseppe Dell'Agata
Questo sareste voi a doverlo sapere! Forse perché risulto
facilmente abbordabile e non ispiro, almeno spero, sensazioni
e timori relativi a una concezione gerarchica della società
nel suo insieme e in particolare della ibrida (studenti-clienti
e salariati-fornitori di conoscenze specifiche) comunità
accademica. E forse anche perché pratico, in qualsiasi
contesto, una totale libertà di opinioni e riconosco pienamente
tale libertà a ogni interlocutore.
eSamizdat
Forse un po' ecumenica come risposta, ma ci è piaciuta..
Vorremmo farti poi una domanda un po' provocatoria, visto
che ci giungono strane opinioni sulla precedente intervista
che abbiamo pubblicato. Ti lusinga il fatto che adesso
per 4 mesi saremo "i portavoce" di Dell'Agata?
Giuseppe Dell'Agata
Non so di quali "strane opinioni" stiate parlando
e non sono perciò in grado di cogliere la provocazione.
A meno che non vi si accusi degli ottimi assist che hanno
permesso a Marinelli di andare a rete. Ma il merito è
essenzialmente suo, con quel suo splendido livello d'intelligenza
e cultura che, mescolato al suo gusto terragno della vita
e a quel tanto di curaro che lo umanizza, lo rende particolarmente
simpatico. Almeno per me. "Lusingare" è poi
un verbo troppo impegnativo. Non nego comunque di essere
contento del vostro interesse e di una qualche eventuale
connivenza.
eSamizdat
Venendo all'intervista vera e propria, ci piacerebbe sapere
com'è cominciata la tua passione per il mondo slavo...
Giuseppe Dell'Agata
Dall'interesse per gli insegnamenti di linguistica comparata,
materia del tutto nuova per una matricola. Per i consigli
di un "anziano" particolarmente affascinante,
Giulio Lepschy, che mi prese sotto la sua protezione.
E certamente per il richiamo del russo, che allora non
era proprio una lingua della Nato.
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