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Benito
Mussolini, in conseguenza del Patto di Monaco, di
cui fu protagonista insieme ad Adolf Hitler, Neville
Chamberlain e Edouard Daladier, è rimasto legato alla
Cecoslovacchia soprattutto come becchino di questo
stato. Quando i rappresentanti di Germania, Italia,
Gran Bretagna e Francia decisero di aggregare i Sudeti
allo Stato hitleriano, non sapevano di compiere uno
dei primi passi verso lo scoppio della Seconda guerra
mondiale. Se nell'anno 1938 Mussolini appoggiò Hitler
nel suo progetto di distruggere la Cecoslovacchia
(anche se, come oggi sappiamo dal diario di Galeazzo
Ciano, in quel momento in modo non perfettamente cosciente),
venti anni prima le simpatie di Mussolini erano affatto
opposte. Nel 1913 Mussolini, all'epoca ancora uno
dei più importanti dirigenti del Partito socialista
italiano e direttore de L'Avanti, pubblicò a Roma
il suo libro Giovanni Huss Veridico, identificando
in Hus un eroe della nazione ceca e una specie di
modello personale. Mussolini venne però espulso dal
partito socialista all'inizio della Prima guerra mondiale
in quanto proponeva la partecipazione italiana alla
guerra al fianco dell'Intesa e contro la Germania
e Austria-Ungheria, in aperto contrasto con la posizione
ufficiale del PSI, che sosteneva la neutralità dell'Italia
nel conflitto. Mussolini, esperto giornalista e politico,
si era reso conto dell'influenza della stampa sull'opinione
pubblica e poco tempo dopo la sua uscita dal partito
socialista aveva fondato Il Popolo d'Italia, che durante
la prima guerra mondiale ebbe un forte accento antitedesco.
Mussolini considerava la Germania, con i suoi progetti
pangermanici rivolti contro il resto del "mondo
civilizzato", un barbaro aggressore e il nemico
principale. La ferocia disumana delle truppe tedesche
sarebbe stata mostrata dall'esempio del Belgio occupato.
Il giornale diventò uno degli organi della propaganda
che sosteneva la partecipazione bellica dell'Italia
e più tardi divenne l'organo ufficiale del movimento
fascista.
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