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Forse
neppure in Francia il surrealismo ha ricoperto in
tutto il Novecento un ruolo così centrale come nella
letteratura ceca. Il movimento ceco infatti non è
rimasto legato al periodo d'oro del surrealismo classico
degli anni Trenta, ma ha attraversato anche nei decenni
successivi varie trasformazioni, passando dalla clandestinità
della guerra mondiale a quella del periodo socialista,
per poi riemergere nel corso degli anni Sessanta e
ritornare infine alla clandestinità nei decenni della
normalizzazione. In virtù del rifiuto di ogni coinvolgimento
nella cultura ufficiale, tutte le esperienze culturali
alternative, e il surrealismo in primo luogo, hanno
acquistato un notevole "credito morale"
che in parte (anche se spesso avendone perso i presupposti)
sopravvive ancora oggi. Alla luce della frammentaria
e spesso imprecisa ricezione del surrealismo ceco
in Italia, per qualcuno può essere sorprendente scoprire
che a Praga il movimento surrealista esiste tuttora
e pubblica con stupefacente regolarità la rivista
Analogon. Al termine di un lungo periodo in cui la
produzione del gruppo si era ridotta a cliché surrealisti
poco convincenti, il movimento ceco ha peraltro di
recente ritrovato nuova linfa nelle geniali opere
cinematografiche del regista Jan Švankmajer.
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