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[Dall'incipit
dell'articolo]
Nella loro interessantissima monografia, dedicata
all'atmosfera culturale degli anni Sessanta in
Unione sovietica, Petr Vajl’ e Aleksandr Genis chiariscono
subito i confini temporali della loro indagine
culturologica:
questo libro è dedicato non alla storia del primo disgelo, che si usa
datare 1956.1964, bensì all'epoca degli anni Sessanta, che, come è
nostra supposizione, ebbe inizio nel 1961, con il XXII Congresso che
adottò il programma di costruzione del comunismo, e si concluse nel
1968 con l'occupazione della Cecoslovacchia, recepita in Urss come
il crollo definitivo di ogni speranza. Questi limiti cronologici permettono
di evidenziare un particolare periodo della storia sovietica,
un periodo eclettico, contraddittorio, paradossale, ma tenuto insieme
da molte tendenze comuni. In questi anni [. . . ] si venne a formare il
particolare tipo umano dello šestidesjatnik.
Non è questa la sede per soffermarsi in maniera
particolareggiata sull'intero fenomeno dello
šestidesjatničestvo; il libro di Vajl’ e Genis già da solo
consente almeno una panoramica sullo Zeitgeist degli
anni Sessanta in Unione sovietica, permettendo al lettore
di capire meglio quale fosse la noosfera dell'intero
periodo. Qui interessa soltanto sottolineare il rapporto
esistente fra šestidesjatničestvo e fantascienza.
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