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È ormai un luogo comune constatare che la guerra dei Trent'anni
è finita proprio lì dove, nel 1618, era cominciata, ovvero
con la celebre defenestrazione di Praga. Dopo un breve periodo
di stasi che aveva fatto sperare in una rapida firma dei trattati
di pace, nel 1645 la lunga e sanguinosa guerra aveva infatti
conosciuto, dopo la disastrosa sconfitta subita dalle truppe
imperiali nella battaglia di Jankau, una nuova escalation:
la schiacciante vittoria degli svedesi aveva infatti spalancato
ai nemici degli Asburgo le porte dei cosiddetti territori
ereditari. A poco più di dieci anni dalla liberatoria morte
in battaglia del "leone del nord'", Gustav Adolf,
il fantasma della minaccia svedese tornava quindi a farsi
pressante: del resto, com'è già stato messo più volte in evidenza,
tracce della loro prolungata presenza sono riscontrabili nel
lessico, nelle denominazioni e in certe usanze un po' in tutta
l'Europa centrale. Anche in questo caso però gli Asburgo sarebbero
riusciti in tutta fretta a riorganizzare l'esercito e a tirare
avanti alla meno peggio, temporeggiando fino alla firma della
pace di Westfalia. Da questo punto di vista la presa di Praga
rappresenta un'appendice inattesa che avrebbe potuto giocare
un ruolo importante sul tavolo delle trattative: è stato infatti
più volte ipotizzato che l'assedio del 1648 avrebbe potuto
influenzare a favore dell'emigrazione ceca le trattative di
pace in corso, in cui peraltro gli Asburgo erano già stati
costretti ad accettare pesanti imposizioni (ben nota è del
resto la dura reazione papale che seguirà alla firma dei trattati).
In realtà però, nonostante lo shock iniziale provocato da
un episodio dal valore simbolico così marcato, la resistenza
della parte ancora libera della città aveva fatto presto capire
che la conquista non sarebbe stata completa. Anche se la guerra
dei Trent'anni si concludeva mentre a Praga si stava ancora
combattendo, la posizione ormai periferica della Boemia, ridotta
a possedimento ereditario degli Asburgo, è ben illustrata
dallo scarso spazio dedicato a quest'episodio dai grandi compendi
storici dell'epoca (ad esempio il Teatrum Europaeum
e le opere di Pufendorf).
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