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[Dall'incipit
dell'articolo]
Anche se la controriforma in Boemia resta tema di forti
discussioni nella storiografia ceca e tedesca, è indubbio che negli ultimi anni
si è passati dalla fase della condanna incondizionata a quella dello studio
di fonti troppo spesso trascurate. È ormai chiaro che dietro alle trasformazioni
sociali e politiche, avvenute dopo il 1620 nelle terre della corona boema, non
si nascondeva soltanto l'avidità di politici senza scrupoli, ma anche lo scontro
di due strategie di controllo del territorio e della popolazione complementari
ma diverse tra loro: quella della corte imperiale e quella della curia romana.
Al centro dello scontro tra queste due articolate concezioni sul modo in cui
mettere in pratica la controriforma si trovava l'arcivescovo di Praga, Ernst
Adalbert von Harrach (1598-1667). L'insuccesso del
suo tentativo di ricondurre la Boemia all'interno della comunità cattolica senza
arrivare a uno scontro manifesto tra le strategie di Roma e Vienna era chiaro
già ai suoi contemporanei: "si bene ha procurato di destreggiare col
Papa, e coll'Imperatore, ad ogni modo pare, che habbi acquistato poc'aura di
qua, e di la". Se tutti gli anni Venti erano
stati caratterizzati in Boemia dal crescente antagonismo tra potere secolare
e potere temporale, ulteriore acqua sul fuoco doveva portare nel 1632 lo shock
della presa di Praga da parte dell'esercito sassone. L'esilio forzato di tutta
la classe dirigente della Boemia non aveva infatti portato a una pausa nello
scontro in atto, anche perché la disastrosa situazione economica dell'arcivescovo
ne aveva indebolito notevolmente la posizione. Stanco dei continui dissidi,
l'arcivescovo, dal canto suo, aveva cercato di approfittare delle discussioni
sulla necessità di inviare un ambasciatore straordinario a Roma per ottenere
l'incarico e abbandonare un arcivescovato sempre più scomodo. Da anni si parlava
del resto di un possibile trasferimento a Roma di un "cardinale nazionale"
come residente dell'imperatore e Vienna poteva in quel momento contare su due
cardinali che non avevano ancora preso il proprio cappello cardinalizio. Rispetto
ad Harrach, il candidato prescelto, il cardinale ungherese P. Pázmány, aveva
però il notevole vantaggio di poter sovvenzionare il viaggio di tasca sua.
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