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L'archivio
del critico letterario Václav Černý (1905-1987), conservato a Praga nel Památník
národního písemnictví, contiene diversi materiali riguardanti l'Italia, tra
i quali non mancano testi interessanti che modificano profondamente la percezione
della sua conoscenza del mondo italiano. Di recente
è stata pubblicata la progettata introduzione alla traduzione in ceco della
Storia della letteratura italiana di De Sanctis
ed è stato avviato il progetto che dovrebbe portare alla pubblicazione dell'ampia
antologia Italská renesance, progettata da Černý alla fine degli anni
Cinquanta. All'interno dei documenti conservati nell'archivio
del critico ceco notevole è lo spazio occupato dalla corrispondenza, che contiene
anche qualche lettera e cartolina di slavisti italiani (tra gli altri E. Lo
Gatto e A.M. Ripellino). Particolarmente curiosa è una lettera del 1933 di Wolf
Giusti, che più che il riflesso di una lunga amicizia (Černý del resto non nomina
mai Giusti nelle sue dettagliate memorie), sembra
essere dovuta a un momento di difficoltà esistenziale (basterà del resto osservare
quanto poco ricca sia la bibliografia di Giusti negli anni Trenta). Le parole
di Giusti, oltre ad aggiungere particolari interessanti alla sua biografia,
confermano anche che la precarietà esistenziale dei giovani slavisti italiani
ha radici profonde nel tempo.
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