L'universo concentrazionario sovietico


Lunedì 19 giugno 2006, a Livorno, alle 21,15, nella Libreria Belforte (Via Grande 91 – tel.: 0586-887379 – mail: info@libreriabelforte.com), è organizzato l’incontro-dibattito “L’universo concentrazionario sovietico”. Intervengono Elena Dundovich, Francesca Gori, Fernando Orlandi e Piero Sinatti.


In occasione della pubblicazione di: Oleg Chlevnjuk, Storia del Gulag (Einaudi), Francesca Gori e Elena Dundovich, Italiani nei lager di Stalin (Laterza), Giancarlo Lehner, Carnefici e vittime (Mondadori) e Jacques Rossi, Manuale del Gulag (Ancora del Mediterraneo)

Durante il fascismo, molti oppositori e comunisti attratti dall’utopia della patria del comunismo fuggirono dall’Italia di Mussolini e ripararono in Unione Sovietica. Dei 250-300 emigrati politici italiani ben 160 finirono nelle prigioni o nei lager di Stalin. Dei circa quattromila italiani emigrati in URSS circa mille, uno su quattro, conobbero la stessa sorte. Su questa terribile vicenda, di questa pagina pressoché dimenticata della storia del nostro paese, quella dei comunisti e antifascisti italiani nel Gulag sovietico, fanno luce i due recenti volumi, quello di Francesca Gori e Elena Dundovich e quello di Giancarlo Lehner, che si è avvalso della collaborazione di Francesco Bigazzi.
La storia dell’Unione Sovietica e quella del Gulag sono intrecciate al punto da non potere essere separate. Del Gulag nel passato molto abbiamo conosciuto grazie soprattutto ai racconti e alle testimonianze delle vittime. Pietre miliari della nostra conoscenza sono state l’Arcipleago Gulag di Aleksandr Solzhenitsyn e gli straordinari (anche dal punto di vista letterario) Racconti della Kolyma di Varlam Shalamov, fino al recente Gulag di Anne Applebaum (Mondadori).
Lo storico Oleg Chlevnjuk, a differenza di chi ha scritto sul Gulag in passato, ha potuto invece avvalersi di una massa sterminata di documenti, divenuti accessibili con l’apertura degli archivi ex sovietici. Il Gulag (acronimo che sta per “Direzione centrale dei lager”) non era solo una parte della macchina repressiva del totalitarismo sovietico, lo strumento della guerra civile del potere contro la società, per terrorizzarla. Serviva anche, ad esempio, per utilizzare quelle porzioni della popolazione che mal si integravano con il tessuto economico dell'Unione Sovietica, in un momento in cui l'immenso paese doveva industrializzarsi rapidamente.
Se si tiene presente che dal 1930 al 1941 furono condannate circa venti milioni di persone, e che circa tre milioni furono inviati negli insediamenti speciali, è evidente che negli anni Trenta gli arresti, le fucilazioni, i fermi da parte dei chekisti e della milizia, le condanne condizionali e altre forme di discriminazione divennero una realtà quotidiana per la maggioranza delle famiglie sovietiche.
Il libro di Chlevnjuk scava in questa tragedia partendo dalle carte, dalla documentazione degli archivi, dai freddi resoconti burocratici (e per questo ancora più agghiaccianti, nella loro “banale” quotidiana ordinarietà), dall’interno del sistema. Un altro contributo, di taglio diverso, alla conoscenza dell’universo concentrazionario sovietico ci è dato dalla traduzione di un libro assolutamente straordinario, il Manuale del Gulag di Jacques Rossi. Organizzato come un vero dizionario, il Manuale del Gulag ci illumina e spiega la realtà quotidiana del lager sovietico attraverso il gergo dei detenuti e la lingua “ufficiale” dei campi.


 
© eSamizdat 2003-2005, Alessandro Catalano e Simone Guagnelli