La Compagnia YAALED
in collaborazione con
l’Associazione Culturale Altreurope
presentano
Mio padre uccideva il coniglio
Poesie e canzoni di Edward Stachura
con
Marcella G. Marinelli, Alessandro Mengali, Patrizia Pangrazi
Traduzione dal polacco: Malgorzata Slaska
Regia di Alessandro Mengali
Venerdì 14 dicembre alle ore 21.30
presso
la Libreria Caffetteria RINASCITA Viale Agosta, 36 (zona
Prenestina)
Info 06/25204819 www.rinascitaonline.it
06/4959697; 348-6931531; 349-3564129; yaaled[at]tiscali.it;
altreurope[at]esamizdat.it
Ingresso gratuito
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Mio padre uccideva il coniglio…
Mio padre uccideva il coniglio
secondo giustizia e vicino alle orecchie
e quanto più lentamente morivano
gli snelli candelabri degli alberi di tuia
e i pendii dolci come occhi
di concubine mongole
Volavano via con il fumo
i tulipani degli incanti orditi
finché la luna
Ah, la luna
come la zampetta del coniglio tesa in aria
con
Marcella Marinelli: fisarmonica, voce
Alessandro Mengali: regia, chitarra, voce e armonica a bocca
Patrizia Pangrazi: violino, flauto dolce
Traduzione dal polacco: Malgorzata Slaska
Edward Stachura é uno dei massimi esponenti della poesia polacca
della seconda metà del ‘900.
Nato in Francia da una famiglia di emigrati sin da adolescente
sognava di diventare un poeta importante proprio nella lingua
dei genitori. Si trasferì giovanissimo nella terra d’origine
per permearsi della lingua nella quale desiderava esprimersi,
dopo di che viaggiò moltissimo, con soggiorni all’estero a
volte anche molto lunghi (Messico in particolare). A un certo
punto della sua ‘carriera’ pensò che la canzone poteva fungere
da veicolo privilegiato rispetto ai contenuti della sua poesia.
Siamo nell’epoca di Bob Dylan, che egli infatti in parte ricorda,
anche come figura di “poeta on the road”, e Stachura inizia
a comporre canzoni ‘strimpellando’ la chitarra. Testi sempre
molto interessanti e pieni di vita (le canzoni sono molto
più autobiografiche delle poesie) e melodie piuttosto toccanti
e a volte sorprendentemente azzeccate; una voce forse non
sicurissima ma estremamente efficace rispetto a quelle melodie
e a quei contenuti.
L’attività concertistica di Stachura non somiglia neanche
lontanamente a quella di una rock star ; si trattò sempre
di situazioni molto informali (scuole; carceri; piccoli locali…).
Eppure presto in Polonia se ne parlava come di un mito, anche
grazie ad una parallela attività letterario-poetica che lo
stava portando al successo e ad alti riconoscimenti. All’apice
di questa ascesa c’ è la pubblicazione di Fabula rasa, una
sorta di Zibaldone dai contenuti piuttosto profondi. Da quel
momento inizia la discesa vertiginosa. Stachura sente di non
provare più il piacere, che fino ad allora lo aveva accompagnato
quasi come una grazia divina, di “scrivere, cantare e viaggiare”,
le sue attività preferite. Si dà al bere e poi tenta per due
volte il suicidio; la seconda volta ci riesce e ciò lo trasforma
in una sorta di leggenda che dura dal ’79 (anno della sua
morte) fino all’inizio degli anni ’90. Attualmente se ne vuole
riscoprire, dietro la leggenda, la grande validità anche letteraria.
Purtroppo il muro è crollato soltanto dieci anni dopo la sua
morte. La poesia di Stachura è uno dei tanti prodotti –una
perla- che non l’ha ancora varcato: potrebbe essere il momento
giusto.
Durante il concerto-recital i testi delle canzoni vengono
proiettati su uno schermo attraverso un sistema di diapositive
che contiene anche alcune immagini significative (foto del
poeta in viaggio o immagini vicine al suo mondo poetico):
alla fine le principali suggestioni legate ad un ricchissimo
mondo poetico, arrivano tutte e lasciano anche il segno…