Mio padre uccideva il coniglio. Poesie e canzoni di Edward Stachura
Roma, 14 dicembre 2007, ore 21.30
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La Compagnia YAALED

in collaborazione con
l’Associazione Culturale Altreurope

presentano


Mio padre uccideva il coniglio

Poesie e canzoni di Edward Stachura

con
Marcella G. Marinelli, Alessandro Mengali, Patrizia Pangrazi
Traduzione dal polacco: Malgorzata Slaska
Regia di Alessandro Mengali

Venerdì 14 dicembre alle ore 21.30 presso

la Libreria Caffetteria RINASCITA Viale Agosta, 36 (zona Prenestina)
Info 06/25204819 www.rinascitaonline.it
06/4959697; 348-6931531; 349-3564129; yaaled[at]tiscali.it; altreurope[at]esamizdat.it

Ingresso gratuito

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Mio padre uccideva il coniglio…

Mio padre uccideva il coniglio
secondo giustizia e vicino alle orecchie
e quanto più lentamente morivano
gli snelli candelabri degli alberi di tuia
e i pendii dolci come occhi
di concubine mongole

Volavano via con il fumo
i tulipani degli incanti orditi
finché la luna
Ah, la luna
come la zampetta del coniglio tesa in aria

con

Marcella Marinelli: fisarmonica, voce

Alessandro Mengali: regia, chitarra, voce e armonica a bocca

Patrizia Pangrazi: violino, flauto dolce

Traduzione dal polacco: Malgorzata Slaska
Edward Stachura é uno dei massimi esponenti della poesia polacca della seconda metà del ‘900.
Nato in Francia da una famiglia di emigrati sin da adolescente sognava di diventare un poeta importante proprio nella lingua dei genitori. Si trasferì giovanissimo nella terra d’origine per permearsi della lingua nella quale desiderava esprimersi, dopo di che viaggiò moltissimo, con soggiorni all’estero a volte anche molto lunghi (Messico in particolare). A un certo punto della sua ‘carriera’ pensò che la canzone poteva fungere da veicolo privilegiato rispetto ai contenuti della sua poesia. Siamo nell’epoca di Bob Dylan, che egli infatti in parte ricorda, anche come figura di “poeta on the road”, e Stachura inizia a comporre canzoni ‘strimpellando’ la chitarra. Testi sempre molto interessanti e pieni di vita (le canzoni sono molto più autobiografiche delle poesie) e melodie piuttosto toccanti e a volte sorprendentemente azzeccate; una voce forse non sicurissima ma estremamente efficace rispetto a quelle melodie e a quei contenuti.
L’attività concertistica di Stachura non somiglia neanche lontanamente a quella di una rock star ; si trattò sempre di situazioni molto informali (scuole; carceri; piccoli locali…). Eppure presto in Polonia se ne parlava come di un mito, anche grazie ad una parallela attività letterario-poetica che lo stava portando al successo e ad alti riconoscimenti. All’apice di questa ascesa c’ è la pubblicazione di Fabula rasa, una sorta di Zibaldone dai contenuti piuttosto profondi. Da quel momento inizia la discesa vertiginosa. Stachura sente di non provare più il piacere, che fino ad allora lo aveva accompagnato quasi come una grazia divina, di “scrivere, cantare e viaggiare”, le sue attività preferite. Si dà al bere e poi tenta per due volte il suicidio; la seconda volta ci riesce e ciò lo trasforma in una sorta di leggenda che dura dal ’79 (anno della sua morte) fino all’inizio degli anni ’90. Attualmente se ne vuole riscoprire, dietro la leggenda, la grande validità anche letteraria.
Purtroppo il muro è crollato soltanto dieci anni dopo la sua morte. La poesia di Stachura è uno dei tanti prodotti –una perla- che non l’ha ancora varcato: potrebbe essere il momento giusto.

Durante il concerto-recital i testi delle canzoni vengono proiettati su uno schermo attraverso un sistema di diapositive che contiene anche alcune immagini significative (foto del poeta in viaggio o immagini vicine al suo mondo poetico): alla fine le principali suggestioni legate ad un ricchissimo mondo poetico, arrivano tutte e lasciano anche il segno…


 
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