Dove va la Russia di Putin? In memoria di Anna Politkovskaja
Trento, Mercoledì 15 novembre 2006

Mercoledì 15 novembre 2006, a Trento, alle 17,30, nella “Sala degli Affreschi” della Biblioteca Comunale (Via Roma 55), il Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale (CSSEO) organizza l’incontro-dibattito “Dove va la Russia di Putin? In memoria di Anna Politkovskaja”. Intervengono Giovanni Bensi, Elena Dundovich e Fernando Orlandi. Introduce Massimo Libardi.

Nel 2006 sono stati assassinati nel mondo oltre cinquanta giornalisti. Il 7 ottobre, a Mosca, è stata la volta di Anna Politkovskaja, attenta alla violazione dei diritti civili e umani, e una delle poche voci libere nella Russia di Vladimir Putin, dove l’informazione, specie quella televisiva, è controllata strettamente dal Cremlino.

Subito dopo l’omicidio Dmitrii Muratov, il direttore di Novaja gazeta, il giornale per cui Anna Politkovskaja scriveva, ha dichiarato che l’omicidio “sembra essere una punizione per i suoi articoli”. Lei aveva tra l’altro lavorato a una rigorosa inchiesta sulla corruzione in seno al Ministero della difesa e del contingente russo in Cecenia.

L’omicidio di questa coraggiosa giornalista segna un emblematico punto di svolta nella storia della Russia dei nostri giorni, marca il punto di arrivo di un processo di involuzione che ha avuto nel presidente Vladimir Putin e nella sua corte di personaggi provenienti dai servizi segreti i principali protagonisti.

Per ricordare Anna Politkovskaja e discutere sulla Russia di oggi, il Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale organizza mercoledì 15 novembre un incontro dibattito con Giovanni Bensi, Elena Dundovich e Fernando Orlandi.


Anna Politkovskaja è nata a New York nel 1958, da genitori ucraini che erano diplomatici sovietici all’Onu. Rientrata in patria per studiare, dopo la scuola entrò alla Facoltà di giornalismo dell’Università statale di Mosca, una delle più prestigiose dell’Urss. Dopo la laurea, lavorò per il quotidiano Izvestija. Con l’arrivo della perestrojka, passò alla stampa indipendente, che in quegli anni cominciava a emergere e ad affermarsi. Con lo scoppio delle guerre intestine russe, divenne una delle croniste più tenaci del conflitto ceceno ed una delle poche voci critiche rispetto alla politica di Putin.

Nell’ottobre 2002 ha acquisito una certa notorietà internazionale, quando ha partecipato alle trattative tra il governo russo e il commando ceceno che aveva occupato il teatro Dubrovka di Mosca. Due anni dopo, nel settembre 2004, ha cercato di trattare con i sequestratori della scuola di Beslan, in Ossezia, ma non è mai riuscita ad arrivare sul posto perché qualcuno ha cercato di avvelenarla.

Di Anna Politkovskaja sono stati tradotti in italiano due volumi:
Cecenia. Il disonore russo (Fandango, pp. 192, Euro 15,00)
La Russia di Putin (Adelphi, pp. 293. Euro 18,00)


Dalla presentazione di La Russia di Putin:
Da qualche tempo l’Occidente cerca di tranquillizzarsi sulla Russia presentando Vladimir Putin come un bravo ragazzo volenteroso. Ma ora questo libro di Anna Politkovskaja, giornalista moscovita nota per i suoi coraggiosi reportage sulle violazioni dei diritti umani in Russia, ci svela, in pagine ben documentate e drammatiche, tale autoinganno. Ed è un libro destinato a restare memorabile per la maestria e l’audacia con cui l’autrice racconta le storie (pubbliche e private) della Russia di oggi, soffocata da un regime che, dietro la facciata di una democrazia in fieri, si rivela ancora avvelenato di sovietismo.
Ma non si pensi a una fredda analisi politica: “Il mio è un libro di appunti appassionati a margine della vita come la si vive oggi in Russia” scrive la Politkovskaja. E tanto meno si pensi a una biografia del presidente: Putin resta infatti sullo sfondo, anzi dietro le quinte, per essere chiamato sul proscenio soltanto nel tagliente capitolo finale, dove viene ritratto come un modesto ex ufficiale del KGB divorato da ambizioni imperiali. In primo piano ci incalzano invece squarci di vita quotidiana, grottesca quando non tragica: la guerra in Cecenia con i suoi cadaveri “dimenticati”; le degenerazioni in atto nell’ex Armata Rossa; il crack economico che nel 1998 ha travolto la neonata media borghesia, supporto per un’autentica evoluzione democratica del Paese; la nuova mafia di Stato, radicata in un sistema di corruzione senza precedenti; l’eccidio a opera delle forze speciali nel teatro Dubrovka di Mosca; la strage dei bambini a Beslan, in Ossezia.

Dalla presentazione di Cecenia. Il disonore russo:
Dall'agosto del 1999 Anna Politkovskaia, grande reporter del bisettimanale Novaja gazeta, è stata più di quaranta volte in Cecenia per seguire la guerra, la seconda che questa piccola repubblica subisce.
Secondo la giornalista, sono in gioco l'avvenire stesso della Russia e le sue chance di arrivare a una vera democrazia.
Descrivendo il calvario della popolazione cecena, dimostra che il persistere del conflitto lo rende sempre più incontrollabile.
La violenza assoluta favorisce la minoranza cecena più estrema, a detrimento della maggioranza dalle idee più occidentali, e disumanizza i combattenti dei due schieramenti. I militari russi saccheggiano, stuprano e uccidono nella totale impunità, i combattenti ceceni annegano nella delazione e nei regolamenti di conti, divorati dal desiderio di vendetta da una parte e da ciniche esigenze di sopravvivenza dall'altra, scivolando talvolta nella criminalità pura e semplice. Alla fine, questi comportamenti finiscono per corrodere moralmente tutta la società. Per Anna Politkovskaia, che non risparmia nemmeno il presidente russo Vladimir Putin, questa spirale infernale ha la sua origine nella tradizione di un potere che ha bisogno di un nemico, di un capro espiatorio cui far portare il peso dei problemi reali dei russi nel difficile periodo del postcomunismo.


 
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