La Mitteleuropa tra le due guerre
Conferenza
Mercoledì 29 novembre, alle 17,30, a Trento, nella “Sala dell’Aurora” di Palazzo Trentini (Via Manci 27)

Mercoledì 29 novembre, alle 17,30, a Trento, nella “Sala dell’Aurora” di Palazzo Trentini (Via Manci 27) il Centro Studi sulla Storia dell'Europa Orientale organizza una conferenza del ciclo “Momenti di storia mitteleuropea”. Davide Zaffi interverrà su "La Mitteleuropa tra le due guerre”. Introduce Massimo Libardi.


Fra i bons mots nei quali si usano condensare gli insegnamenti della storia c’è il latino eadem aliter: si ripresentano sempre le stesse cose, solo in modo diverso.
I responsabili politici e l’opinione pubblica europea del primo dopoguerra agirono proprio secondo quella convinzione, che si rivelò tragicamente fuorviante.
Da secoli, fino al 1919, l’Europa aveva perseguito l’equilibrio strategico fra gli stati, il bilanciamento delle forze fra schieramenti ostili come la chiave per la stabilità, la sicurezza, la pace.
Con il crollo di tre grandi imperi europei, l’affermarsi degli Stati Uniti e l’emergere di movimenti anticolonialisti in Asia e in Africa, era avvenuto nei rapporti politici un cambiamento epocale che mutava non solo l’aspetto delle cose ma le cose stesse.

Eppure l’Europa di Versailles non solo riprese ma esasperò la rischiosa ricerca dell’equilibrio fra campi contrapposti come strumento di sicurezza e trascurò l’occasione offerta dalla Società delle Nazioni.
La Mitteleuropea, dal canto suo, continuò a concepirsi come una Europa in miniatura, come già sotto gli Asburgo: la Polonia era una piccola Grande potenza; Cecoslovacchia, Romania e Jugoslavia dettero vita alla Piccola Intesa, Ungheria e Bulgaria alimentarono un revisionismo in ottavo che si contrapponeva agli stati saziati a Versailles e l’Austria, proprio come le piccole nazionalità prebelliche, attendeva la redenzione tramite l’Anschluß alla ‘madre patria’.
Sembravano le stesse cose sotto un abito nuovo ma al più tardi le dimensioni della catastrofe nella quale l’Europa precipitò fecero comprendere che il 1919 aveva scompaginato, con lo spartito della musica, il senso stesso del concerto europeo.
Nel corso del suo intervento, Davide Zaffi cercherà di enucleare i fattori che determinarono lo scenario appena descritto.


 
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