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[Dall'incipit dell'anketa]
eSamizdat
Pensando a molte letterature slave non si può prescindere
dall'opera di interprete e di traduttore di A.M. Ripellino.
Può provare a tratteggiare il suo contributo al settore che
le è più vicino?
Sergio
Corduas
Essendo il settore "mio" quello ceco, il contributo
di AMR è ovviamente immenso. Consiste massimamente secondo
me nella quantità di impulsi che ha dato a studenti (alcuni-molti
ora docenti), case editrici e quindi lettori. Non tutte le
sue scelte si sono rivelate vincenti, alcune però hanno segnato
l'acquisizione definitiva alla cultura italiana di rilevanti
settori di quella ceca.
Cesare
G. De Michelis
La vocazione "contemporaneista" di Ripellino è stata
decisiva, intanto, nella formazione di un nuovo "canone"
della letteratura russa moderna e contemporanea: le sue scelte
traduttorie sono state al riguardo essenziali. La sua vocazione
"poetica" ha d'altro canto reso possibile uno standard
traduttivo di grande incisività, che, soprattutto per la poesia,
è stato determinante per la penetrazione in Italia della moderna
poesia russa, ben al di là della cerchia degli "slavisti".
Stefano
Garzonio
Certamente A.M. Ripellino ha contribuito in maniera decisiva
alla conoscenza e alla valorizzazione della letteratura russa
nel nostro paese negli anni del dopoguerra. Da un lato, ha
svolto una insostituibile opera di traduttore e divulgatore,
dall'altro, ha avuto un ruolo guida nell'interpretazione di
alcuni momenti centrali della storia della cultura russa.
Mi riferisco, ad esempio, ai suoi studi dedicati al teatro
di Čechov o a quelli relativi al futurismo russo. Il suo studio
su Majakovskij e il teatro russo d'avanguardia è, in questa
prospettiva, un testo esemplare. Come traduttore di poesia,
Ripellino si è accostato al verso dei vari autori russi, da
Deržavin ai contemporanei, senza rinunciare ad un certo soggettivismo
interpretativo, riplasmando così secondo i propri canoni poetici
ben conscio dell'evidente violenza testuale che comporta ogni
scelta traduttoria. In questa prospettiva le sue traduzioni
tendono a vivere di vita propria e costituiscono un indubbio
contributo al quadro generale della poesia italiana del tempo.
Rita
Giuliani
Tratteggiare in poche righe il contributo di Ripellino alla
slavistica, e in particolare, alla russistica italiana è pressoché
impossibile. Per farlo in maniera più distesa, ho dedicato
all'argomento più di venti pagine di un articolo destinato
a un volume di Literaturnoe Nasledstvo dedicato ai rapporti
italo-russi, volume che però non ha mai visto la luce. Considero
Ripellino un grande esploratore di "continenti"
letterari ancora vergini e inaccessibili al lettore italiano,
in quest'esplorazione la sua opera di traduttore e quella
di interprete s'intrecciano in maniera inscindibile: penso
alla temeraria impresa di tradurre e accompagnare con un commento
critico quel vertice di difficoltà traduttiva che sono le
poesie di Chlebnikov, Pietroburgo di Belyj, alla
sua "scoperta" di Rozanov, alla sua lettura del
primo Majakovskij in chiave pervicacemente lirico-futurista,
alle traduzioni delle liriche di Blok, alla sua ferma convinzione,
opposta a quella dell'autore, che la poesia di Pasternak fosse
superiore, dal punto di vista artistico, al Dottor Živago,
generalmente considerato il capolavoro dello scrittore. Penso
alle insuperate, attualissime, traduzioni di Čechov, appena
ristampate, e alle loro introduzioni, in cui egli coglie forti
elementi simbolisti nelle tranches de vie čechoviane.
Ma anche la personalissima lettura del Boris Godunov
puškiniano e l'impresa, eccezionale per un studioso appena
trentenne, di sintetizzare mezzo secolo di poesia russa nell'antologia
critica Poesia russa del Novecento. Per non parlare
dell'interpretazione di Esenin, pubblicata nel volume postumo
L'arte della fuga, in cui Ripellino coglie analogie
tra l'intima "negritudine" del poeta russo e quella
del jazzista Charles Parker. E il saggio su Deržavin, che
precedette di alcuni anni la scoperta, da parte della critica
russa, di un'arte barocca nazionale. Per Ripellino, che aveva
inscritto "il vacillante triangolo" della sua vita
tra tre città barocche come Palermo, Roma e Praga, cogliere
l'elemento barocco annidato nell'opera lirica del poeta russo
era stato semplice, quasi istintivo. Potrei continuare a lungo,
ricordando, tra gli altri, i saggi su Tjutčev, Lermontov,
Tolstoj, Bulgakov, caratterizzati anch'essi da quel dono che
definirei mozartiano, che congiungeva in Ripellino la felicità
dell'espressione e l'acutezza dell'interpretazione. E la straordinaria
operazione di "riviviscenza" del clima teatrale
della Russia del primo Novecento, a cui è dedicato Il
trucco e l'anima. Per la boemistica, ricorderò solo il
volume Praga magica, che, nell'intento di descrivere
e ricostruire il mito praghese, è diventato esso stesso parte
integrante del mito, al punto da essere raccomandato, come
itinerario dell'anima nella storia della città, anche nella
guide turistiche.
Luigi
Marinelli
Il suo contributo agli studi polonistici, pur esile, è marcato
dall'intelligente individuazione di un canone di letture "universale"
(Mickiewicz, Norwid, Gombrowicz, Schulz, in parte Witkiewicz)
che ogni letterato o studioso di letteratura che si dica tale
dovrebbe aver frequentato.
Sylvie
Richterová
Nei confronti della letteratura ceca, Ripellino aveva una
posizione perfettamente equilibrata tra vicino/lontano, interno/esterno.
Lo ha del resto notato anche Roman Jakobson nel suo necrologio
di 25 anni fa, e aveva ragione; oggi aggiungerei che quella
posizione, ai suoi tempi unica, si è rivelata nel corso degli
anni come la più giusta, la migliore per far incontrare e
incrociare valori culturali diversi. Aveva inoltre l'intuito
di poeta mentre il suo orizzonte culturale abbracciava lo
scibile di svariati dipartimenti universitari. La sua visione
era più ispirata che accademica e, allo stesso tempo, per
quanto riguarda il palcoscenico ceco, anche molto più informata
di quanto ci si potesse aspettare nei lunghi anni di censure
e silenzi. Ha scoperto per l'Italia Holan, Halas, Kolář, Hrabal,
la Linhartová e altri, ha saputo fare delle loro traduzioni
grandi eventi letterari. Era ugualmente infallibile nel fiuto
politico-sociale e ha diffuso in Italia immagini appassionate
eppure precise della Primavera di Praga e degli avvenimenti
drammatici che seguirono. In seguito ha fatto innamorare di
Praga tutta l'Italia, trasformandola in una fantastica città
dell'anima (dell'anima di un pellegrino del meraviglioso,
moderno ed eterno). Era un amico sensibile e generoso, capace
di far confluire magicamente gli stretti spazi Est-europei
in luminose sfere di suoni, colori, forme e movimenti in cui
sono di casa l'arte e la letteratura tutta.
Claudia
Scandura
Ho seguito i suoi corsi di letteratura russa (4 anni) e di
letteratura ceca (3 anni) ma mi sono specializzata in letteratura
russa e quindi è questo il settore che sento più vicino. Ripellino
ha svecchiato il modo di avvicinarsi alla letteratura russa
mostrando come la comprensione del testo letterario sia determinata
dai molteplici intrecci letterari e culturali che vi sono
sottesi. Ha mostrato come la letteratura russa sia ricca di
influenze letterarie di altre letterature e sia strettamente
legata a altre forme artistiche, pittura, architettura, musica,
teatro, e così via. Le sue lezioni erano un fuoco di artificio
in cui egli profondeva tesori di conoscenze e di geniali intuizioni
usando il suo stile particolare, ricercatissimo che affascinava
lo studente portandolo in un mondo favoloso dove Majakovskij,
Blok, Mejerchol'd, Pasternak diventavano dei personaggi vivi.
Quello che lui ha fatto nel campo della letteratura russa
resta tuttora ineguagliato. Quando assegno le bibliografie
agli studenti per le tesi o per gli esami, a volte mi sento
in imbarazzo perché non faccio altro che consigliare suoi
libri, ripetendo: questo è indispensabile e questo pure! Nei
miei corsi non si prescinde dalla lettura di Poesia russa
del '900, Majakovskij e il teatro russo d'avanguardia,
Letteratura come itinerario nel meraviglioso, Saggi
in forma di ballata e quello che secondo me è il suo
capolavoro: Il trucco e l'anima.
Alena
Wildová-Tosi
Ha scoperto e fatto conoscere agli italiani alcuni grandi
poeti e prosatori cechi del Novecento: la triade Halas - Holan
- Kolář, poi soprattutto Hrabal e l'Hašek dei racconti.
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